Quattro matrimoni e un funerale di Mike Newell. La quiete dopo il desiderio

[LGBTQI] Avevo visto Quattro matrimoni e un funerale (1994, tit. or. Four Weddings And A Funeral) di Mike Newell credo già al cinema, o prestissimo in home video. Di quel periodo, ricordo che un po' tutto aveva l'aria di essere una commedia, una commediola divertente. Ho ancora ricordi affettuosi di film come Don Juan DeMarco, dello stesso anno, con un giovanissimo Johnny Depp, solo dopo ho scoperto che quello era tutto tranne che un film "allegro". Devo avere la memoria piuttosto ottimista.

La realtà è che devo aver perduto l'incanto di quei giorni dell'autentica gioventù, quando tutto, perfino lo struggente funerale accompagnato dall'indimenticabile Funeral Blues di W.H. Auden, aveva un sapore diverso. Bisogna aver conosciuto il dolore, la pena della ricerca, le pene dell'amore per andar dietro al povero Charles (Hugh Grant) alla ricerca della donna ideale. Bisogna sapere cos'è l'imbarazzo di una storia finita che ti si para davanti all'improvviso perché una scena come quella del tavolo delle ex al secondo matrimonio palesi le sue naturali tinte tragicomiche.

Sia chiaro: Quattro matrimoni e un funerale è un film ben dosato, dalla fotografia meravigliosa (ma allora non sapevo apprezzare certe qualità, sia pure intrinseche, di un film), dalla sceneggiatura straordinariamente british, una folla di personaggi caratterizzati con discreta cattiveria nei loro tic, eccellenti attori (su tutti, una splendida Andie MacDowell e un eccellente, intensissimo John Hannah, oltre al protagonista). Non pesa come un film a tesi sulle relazioni fragili e dolorose della contemporaneità: ma affronta l'incostanza, l'rresponsabilità, la dolcezza e perfino ciò che di vero c'è nel transitorio di storie senza esito.

Quattro matrimoni e un funerale è un film crudo, ma non crudele. La tensione all'affettività c'è tutta, con i dubbi che un rapporto di coppia porta con sé, i desideri repressi, i desideri trattenuti a stento ed esplosi, le attese tradite e un coraggio cher fa malissimo e che è, a sua volta, tradimento. L'unica relazione che sembra funzionare è quella che si conclude con un funerale, anziché con un matrimonio, eppure tutto sfuma come lo spumante, tutto va libato nei lieti calici del generico sequel dei titoli di coda. Non si capisce, però, quanti trovino la felicità, o almeno la stabilità nella situazione di quiete dopo il desiderio.

Roberto Oddo

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