[OM] La morte di Peregrino di Luciano. La vanagloria del filosofo

[OM] Con La morte di Peregrino la Mondadori nel 2003 prosegue la pubblicazione delle opere lucianee meno consuete della diade formata dal racconto fantastico Storia vera e dai Dialoghi. Lo scrittore di Samosata (città dell'odierna Turchia, sulla riva dell'Eufrate), attivo nel II sec. d.C., vanta infatti un catalogo molto vasto, che – quasi a confermare fortuna e diffusione del nome di Luciano – comprende anche titoli incerti e altri senz'altro inautentici. Il tutto, nell’edizione critica di riferimento curata da M. D. MacLeod e pubblicata a Oxford nell’arco di quindici anni (dal 1972 al 1987), consta di quattro corposi volumi dei quali si è soliti ignorare purtroppo gran parte del contenuto.

Nel caso specifico ci troviamo di libello molto breve, adattissimo anche a uso scolastico e arricchito da una bella introduzione di Franco Montanari. La morte di Peregrino presenta tutti i caratteri che risaltano già a una lettura superficiale degli scritti più famosi: la consueta ironia, allusiva ma sferzante, un sostenuto impegno filosofico nei confronti dei modi di vivere la vita civile e un contegnoso rilievo della crisi religiosa per cui gli animi oscillano tra gli ultimi bagliori nostalgici dopo il tramonto di una fede ormai improponibile nei vecchi dei e il luccichio sparso di mille stelle che vogliono catturare l’attenzione dei più.

Luciano era un uomo avvertito e viveva con estrema consapevolezza la sua situazione al confine tra diversi imperi umani e divini: così Peregrino, protagonista dell’opera in questione, viene presentato come un ciarlatano che sfrutta le credenze popolari per la sua brama di gloria (in greco filodoxìa), sino a scegliere una morte scenografica quanto insensata nel fuoco di fronte a un pubblico avido di spettacoli e di impossibili certezze. L’aspetto satirico ben calibrato assesta colpi alla vittima designata servendosi di una puntuale scienza umana che aveva avuto la sua prima compiuta interpretazione enciclopedica dal IV sec. a.C. nei Caratteri di Teofrasto, il successore di Aristotele.

Nel denigrare Peregrino con una vivacissima intelligenza che valorizza, più che riscattarle, le convenzioni del genere letterario, Luciano offre un affresco degli scenari che il sedicente filosofo monta e del suo pubblico di volta in volta diverso e pur sempre riconducibile a una matrice comune di variabili combinatorie. Luciano non è greco, padroneggia con magica prontezza una lingua e una cultura che non gli sono proprie mentre risente dei tratti della civiltà problematicamente tradizionalista dell’Impero romano: il cosiddetto cosmopolitismo di Luciano è la consapevolezza attiva e critica di una realtà smisurata al cui interno il saggio con mente vigile ritaglierà spazi, percorsi e punti di fuga.

Ad aiutare studenti e curiosi in una lettura così stimolante provvedono le note e l’ottima traduzione del testo (a fronte) che Andrea Barabino ha approntato mantenendosi fedele a un intento informativo di ottimo livello che ben si addice alla meritoria divulgazione degli autori classici. In questo senso, molto al di sopra delle mere necessità informative è la sezione biobibliografica, che può valere senz’altro come punto di partenza per ricerche di livello professionale o anche per più amene e dilettevoli letture personali.

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