Mrs. Dalloway di Marleen Gorris

Mrs Dalloway (1997) di Marleen Gorris è la versione cinematografica di uno tra i più celebri romanzi della narrativa moderna. Ne è una riduzione sensata, che chi ha letto il romanzo di Virginia Woolf segue con discreta dimestichezza e chi non conosce il capolavoro inglese può apprezzare comunque per le luci e per un'eccellente protagonista, la splendida Vanessa Redgrave.

La storia ruota attorno a una festa che sta per dare la protagonista, Clarissa. Una festa qualunque, perché la donna (di mezz'età) ama e ha sempre amato dar feste. Non è Natale e non è il suo compleanno, né quello del marito Richard (John Standing), ma lei conosce appunto quel modo di dar forma, ordine e misura alla sua vita: fare feste e comprare i fiori per abbellirle. E, poiché la donna è inserita nella più alta aristocrazia londinese di inizio Novecento, sarà una vera occasione mondana, con ospiti di tutto riguardo (anche se non tutti ugualmente graditi).

Quello che Mrs Dalloway proprio non si aspettava era di vedere alla sua festa Peter Walsh (Michael Kitchen), di ritorno dall'India con le notizie di un nuovo amore. Peter era stato fidanzato di Clarissa da giovane (rispettivamente, lui Peter Cox e lei la bellissima Natascha McElhone). Ma allora lei, forse impaurita, forse troppo legata all'incantevole amica Sally (Lena Headey), si spaventò e sposò un uomo, Richard Dalloway (Robert Portal), di cui neanche ricordava il nome, solo per la sicurezza che le dava. E perché non chiedeva troppo.

In continuo rimando tra passato e presente, tra quand'erano tutti giovani e belli e quando invece si guardano allo specchio e riconoscono ciascuno solo i propri fallimenti, Mrs Dalloway di Marlene Gorris a modo suo funziona. Bisogna entrare nel meccanismo, certo, e non è facilissimo. Tanto più che Viginia Woolf ha innestato, nella vicenda della festa di Clarissa, la storia del dolore lancinante e lirico di Septimus (Rupert Graves), giovane reduce della prima guerra mondiale, e dell moglie Rezia (Amelia Bullmore): controcanto di forza e di bellezza indicibili che moltiplica la sensazione di frammentarietà di una vicenda un po' ineffabile, talvolta appannata dal suo intimismo. Insomma, è già tutta nell'archetipo la pluralità di visioni che adotteranno prima Michael Cunningham nella riscrittura narrativa e, di seguito, Stephen Daldry in quella cinematografica, nel celebre The Hours.

Dire che Mrs Dalloway di Virginia Woolf è meglio del film che ne ha tratto Marleen Gorris è, oltre che una banalità, un pregiudizio (che ha talvolta anche sue radici ideologiche) e comunque inessenziale a comprendere l'operazione compiuta sul romanzo. Però, mi preme sottolineare quanto sia importante un confronto diretto e solitario con il testo che ha ispirato il film, pena una dispersione delle tessere di questa storia a mosaico. E d'altra parte non mi sembra superfluo insistere su una lettura tutta al femminile di una storia che non potrebbe esserlo di più. Film molto ben recitato, Mrs Dalloway di Marleen Gorris può avere il sapore di un'occasione mancata.

Io preferisco pensare che abbiamo il privilegio di fruire una storia inesauribile anche attraverso uno sguardo diverso; e che, a guidarmi, sarà sempre la mia lettura, ma più ricca di risonanze.

Roberto Oddo

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