Gli studenti di storia di Alan Bennett

[LGBTQIAlan Bennett è uno di quegli autori che mi riconcilia con la possibilità che il teatro si possa anche leggere. Non perché si parli di opere di eccezionale valore letterario (non è Shakespeare, evidentemente, e per la verità nemmeno il suo compatriota Tom Stoppard), ma perché nei suoi libri c'è sempre una storia, qualcosa che si racconta e si coglie anche dal confronto autoptico e silenzioso. Gli studenti di storia (2004, tit. or. The History Boys, pubblicato in Italia da Adelphi, 2012) è una commedia che racconta senza acrimonia (ma non senza un pizzico di divertita cattiveria) il malessere e il cinismo in una scuola preparatoria per l'accesso alle facoltà di Storia dei più importanti atenei inglesi (primi fra tutti, Oxford e Cambridge).

Con quest'opera, sembra che il prof. Bennett (che scrive in più occasioni del suo interesse giovanile per la storia, in particolare ne La pazzia di re Giorgio) si sia liberato da qualche peso personale contro l'accademia. La lunghissima introduzione di The History Boys (che io consiglio vivamente di leggere dopo la commedia) non ripropone solo le tappe della carriera accademica del suo autore, ma svela anche particolari interessanti della genesi di un'opera in stretta scollaborazione con il regista della sua prima messa in scena al National Theatre di Londra nel maggio 2004, Nicholas Hytner (che, beninteso, è anche il regista del film omonimo).

In particolare, ho trovato molto istruttivo, da un lato, il lavoro che si è fatto sugli attori, nell'atto di istruirli sulla poesia e sulla storia (fare teatro è fare scuola), dall'altro la distribuzione di caratteri e sfumature della vita dell'autore ai diversi personaggi dell'opera. In scena, sembra in effetti accadere poco, si parla moltissimo, si discute sul significato dell'atto del dire, si parla di sesso (anche in modo molto esplicito, vario e insistente) e si chiede al lettore di prestare fiducia a queste parole. La riflessione sulla verità che sottende questo teatro di conversazione, sul fare storia, si riduce a sua volta ad atto di parola, ma The Hystory Boys non stanca, anzi incuriosisce (se non proprio "appassiona").

I personaggi sono tutti ben caratterizzati, taluni (ma volontariamente) al limite del macchiettismo: il bonazzo intelligente e sessuomane, il mistico represso, il giovanissimo e vogliosissimo verginello, il professore che crede nella cultura, o meglio: nel sapere (perché non sa inquadrare una cultura generale), ma non nell'insegnamento o nella scuola, e quello che crede nell'insegnamento e negli esami, ma non nella cultura (per non parlare degli altri). La scrittura è più cinematografica che teatrale e nella fluidità tra scene diverse (con significativi flashforwards) - che la camera consente, il palcoscenico no - si ha l'impressione di perdere qualcosa, anche importante (rumori di scena compresi), dell'azione, del dramma e di quelle riflessioni che ci si attende in un'opera intitolata Gli studenti di storia di un autore colto come Alan Bennett.

Roberto Oddo

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