Alla tavola di Virginia Woolf di Elisabetta Chicco Vitzizzai

[Andar per gusti] Alle volte ci sono dei libriccini accattivanti che ti prendono per quello che sono e ti portano a pensare al tuo rapporto con i libri e le cose. Tra questi, si celano, infatti, insperate occasioni di rilettura: Alla tavola di Virginia Woolf (2006) è una di queste opportunità. L'autrice, Elisabetta Chicco Vitzizzai, che con la casa editrice il Leone Verde di Torino ha già pubblicato libri sulla cucina di Madame Bovary e Via col vento, offre qui una preziosa e insolita antologia della scrittrice inglese. Virginia Woolf ne emerge in modo piuttosto insolito, anche per chi - come il sottoscritto - sia più interessato alla sua vita romanzesca che ai suoi romanzi e dunque conosca già molte delle pagine proposte.

Sia chiaro: neanche adesso mi sembra di poter dire che il pasto sia il momento centrale della narrativa di Virginia Woolf, né mi convincono appieno alcune scelte: ma Alla tavola di Virginia Woolf non dà proprio l'idea di essere un libro pretestuoso. Mi pare, anzi, che il gusto dell'autrice sia anche squisitamente letterario, oltre che gastronomico: se anche non riesce a convincermi dell'essenzialità della cucina inglese nel panorama culinario mondiale, Alla tavola di Virginia Woolf è fonte di sorprese insperate, dal porridge all'uso massiccio delle marmellate (in particolare di arance amare e di albicocche). Le ricette sono scritte in modo semplice e chiaro e, anche se ancora non mi sono cimentato, non sembrano troppo difficili neanche per me.

Ma l'aspetto più divertente è reicontrare dove meno mi sarei aspettato Orlando, Mrs. Dalloway e compagnia bella. Sia chiaro: ricordavo bene, molto bene, quelle scene, eppure, messe una dopo l'altra fanno un certo effetto (ed è un esperimento interessante leggere i brani in sequenza una prima volta saltando quella ventina di ricette di cui si compone il libro, per poi tornare analiticamente su procedure e gusti). Alla tavola di Virginia Woolf è, ad ogni modo, anche un'occasione per affrontare letture obiettivamente meno comuni: dal raro Flush fino alle lettere e ai diari (molto fortunati di recente), fino agli ancora più rari Tra un atto e l'altro e La famiglia Pargiter o a quei tre deliziosi Ritratti di cui - lo ammetto - non conoscevo neanche l'esistenza. Insomma, direi, a prescindere dal valore del libro (nient'affato scadente), davvero una bella, nuova, incursione nel mondo di un'autrice superba.

Roberto Oddo

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