Un corso di letteratura?

[Scuola] Proprio qualche giorno fa, provavo a ragionare sulla possibilità di impostare la didattica della lingua madre con certi criteri dei corsi per la L2. In particolare, mi disturba l'idea che la lingua madre debba essere appresa per singole lezioni, lezioni magistrali, evidentemente, mentre la lingua seconda goda di corsi appositi, progettati per l'occasione, che creano automatismi linguistici anche virtuosi. I corsi per la L2 godono di una struttura interna più solida, organica e potenzialmente efficace. Il rischio che il singolo corso possa isolarsi dalla dinamica dell'apprendimento multidisciplinare a mio avviso non esiste: le lezioni non smettono di essere aperte alle altre conoscenze se sono fondate in altro modo rispetto alla lezione frontale o più o meno artificialmente "partecipata". L'interdisciplinarietà non dipende dai concetti, ma da un'apertura al mondo.

Da parte dell'insegnante, però, una cosa è organizzare una spiegazione di un determinato argomento, ben altro è mettere in piedi un'attività che convogli l'impianto culturale tout-court del ragazzo e gli consenta di apprendere. Sul piano linguistico, si tratta, detta in modo piuttosto crudo, di lavorare molto di più - ma non è difficile, in fin dei conti. Io procedo per esercizi di lessico, campi semantici e nessi etimologici, completamento di frasi, individuazione di sintagmi, riformulazione, verbalizzazione. Ci vuole una grande pazienza e conta molto la conoscenza che il professore ha della classe e il rapporto che i protagonisti dell'apprendimento hanno tra loro.

Sul piano letterario, la cosa si fa più difficile, perché si passa da un'abilità a una conoscenza. Ma davvero è di questo che si tratta? La scuola italiana - che non riflette mai abbastanza sulla didattica della lingua - sembra più interessata a questioni di canoni et similia, di modularità storicistiche o tematiche, che di pratica didattica della letteratura. Ribadisco: l'esercizio sembra sposarsi a una competenza con maggiore dimestichezza. Insomma, se la didattica delle lingue può avvalersi di alcune linee guida che consentono un minimo di elasticità anche nell'insegnamento più retrivo, difficilmente ci si pone anche il problema di organizzare un corso di letteratura in maniera diversa dalla trasmissione verbale - scritta o meno - di conoscenze. La letteratura sembra anzi formulata come la sua trasmissibilità e la trasmissione letteraria, con tutti i meccanismi metatestuali che le sono propri, non a caso è oggetto di moltissimi romanzi e racconti (pensiamo anche soltanto alla premessa manzoniana dei Promessi Sposi).

L'irruzione del prossimo concorso a cattedra, con la sua prova di abilità didattica, rischia di dare il colpo di grazia a qualsiasi tentativo di sperimentazione, giacché - chiamato a tenere una lezione su Ariosto, fuor di metafora, dovrò dimostrare intanto di conoscere l'Orlando furioso, le Satire e magari anche i Suppositi; poi di saperle dire in modo semplice, ma senza annoiare i membri della commissione, che subiranno a loro volta centinaia di ore di lezione. E volete che io sperimenti e rischi nell'unica occasione che ho per occupare un posto? Davvero si può pensare che lo si faccia? Il rischio è semmai di trasformare ogni lezione a scuola, quella vera, come una prova generale del momento clou. Quella data rischia di essere il termine di paragone, la prova olimpionica per cui ci si esercita in palestra giorno dopo giorno. E questo per un semplice motivo: per il fatto che non si ha la chiarezza professionale sul docente, sul tipo e la forma del suo lavoro, per cui l'iconografia popolare del professore risulta il binario più comodo su cui muoversi.

Ma io non sono un'icona e non ci tengo a esserlo. E non mi interessa - parlando di quest'argomento - cosa mi accadrà in quella sede. A me interessa capire se si può organizzare un corso attivo di letteratura, un modo per fare letteratura, ma non con singoli laboratori ed esperienza intervallate da una più o meno dubbia capacità affabulatoria. Per insegnare letteratura - italiana, latina, greca o quel che si vuole - bisognerebbe vivere la letteratura e la sua trasmissione in maniera diversa e più organica. Non quel romantico, vieto passaggio di consegne dal più grande al più piccolo, l'accensione di una fiammella, bensì un accendere insieme il fuoco della letteratura (evitando, con ciò, il rogo dei libri). Devo però confessare che, mentre lentamente la didattica della lingua comincia ad assumere una fisionomia più chiara e moderna (almeno per me), la strada da percorrere per affrontare il nodo di testualità e letteratura è ancora lunga e tutt'altro che chiara.

Roberto Oddo

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