Don Juan De Marco di Jeremy Leven

Mi piace pensare che Don Juan DeMarco maestro d'amore (1994) sia la storia di un mondo che non crede più al mito di don Giovanni e comunque alle storie che un uomo racconta di sé. Se le persone intorno hanno, dalla loro, il bene di concordare piattamente sulla mitomania e sulle ossessioni di un ragazzo, il fascinosissimo giovanotto (Johnny Depp) per parte sua gode della capacità - e dell'indiscutibile privilegio - di vedersi, oltre le apparenze, come il più grande seduttore di tutti i tempi, quel Seduttore: colui che ama senza requie e senza scegliere una donna, colui che ama le donne senza scegliere nulla della donna, colui che invita a cena l'uomo che ha ucciso e accetta a sua volta di ricambiare la visita.

Jeremy Leven, regista più o meno occasionale e sceneggiatore consolidato, ha messo su una favola d'amore di incredibile successo, una storia tenera e poeticamente ammantata di erotismo, dove la guida del giovane amante sulla "retta via", nel mondo dei sani, ovvero degli incapaci di sedurre, è uno psichiatra ormai prossimo alla pensione, che non sa arrendersi al suo prossimo ritiro dalle scene e a una vita solo con la moglie Maggie (Faye Dunaway). Mi sembra geniale l'intuizione per cui quest'uomo è interpretato da una delle forze seduttive maschili più celebrate della storia del cinema, vale a dire Marlon Brando, icona selvaggia degli anni '50 e dei decenni successivi. Sembra che qui si voglia passare il testimone, che attraverso quest'attrazione incontenibile, di quest'amore impenitente per il sesso femminile e le sue grazie, un'era del cinema e del mito prenda il corpo dell'immaginario più moderno attraverso l'irrequieto, proteico ed estrosissimo Johnny Depp.

Nel raccontarsi, questi due uomini soli tra le donne, con una donna da conquistare e da amare contro ogni seduzione e contro ogni probabilità di superarsi, si raccontano fuori dagli schemi. Lo psichiatra - il "vecchio" - si proietta nel mondo ossessivo e isterico del suo paziente per recuperarsi infine nella sua indagine; il giovane invece, attraverso la storia che il mondo racconta di lui, riesce paradossalmente a riscattarsi e a guadagnare la libertà di sprofondare in se stesso e a non emergere più dalla storia che racconta di sé, che è la storia dell'unica donna che abbia mai amato. Infatti, quali altre storie si raccontano di essere questi due uomini? In questa rincorsa alla capacità e alla necessità di amare, si riconoscono e si superano l'un l'altro, l'uno verso l'incorreggibile e sublime discesa nell'amore, l'altro in un solare commiato, in un tuffo in un futuro del quale ormai disperava: con la moglie, al suo fianco, nella sua vita e non solo nella stessa monumentale e funebre inquadratura.

Roberto Oddo

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