Umberto Vincenti, Categorie del diritto romano. Corso di istituzioni

[Diritto] Una mia cara amica, esperta in materia, su richiesta di consiglio sul diritto romano, mi ha prestato il libro Categorie del diritto romano. Corso di istituzioni (Jovene editore, Napoli 2008Umberto Vincenti. La lettura di questo libro, per un non novizio come me, è a dir poco sbalorditiva, ha un taglio completamente diverso rispetto ai manuali che ho compulsato finora. L'approccio del giurista veneto (ordinario a Padova)  mira a rivelare le linee portanti del pensiero giuridico romano nella sua storia. Il libro di Vincenti segue la manualistica delle Institutiones di Gaio e di Giustiniano e, incorniciandole tra una premessa storica e una conclusione epistemologica, si occupa fondamentalmente di personae, res e actiones, con particolare riguardo - per la sua complessità e per l'importanza dell'aspetto patrimoniale presso i Romani - alle cose (res). Se su certi aspetti - in particolare storici - questo Categorie del diritto romano è illuminante già di per sé, come lettura isolata, su altri punti accompagna e chiarisce in modo sintetico e adeguato un qualsiasi corso di istituzioni del diritto romano (con molta lentezza e ancora più piacere, io sto studiando il libro di Marrone, Palumbo 2006). Si dirà forse che l'affiancamento è necessario, ovvero che è difficile farsi un'idea completa, sistematica e puntuale della realtà giuridica romana, e sono perfettamente d'accordo. Direi però che è vero anche il contrario: uno studio manualistico - anche ricchissimo, come quello che ho la fortuna di consultare io - che prescinda da considerazioni come quelle proposte da Vincenti rischia di essere povero di anima e di significato.

Semmai, da dilettante allo sbaraglio (o giù di lì, vista la vicinanza dei miei amici giuristi), sento un'esigenza comune a tutti coloro che si affacciano a un nuovo campo del sapere: si ha l'impressione, infatti, che questo sfugga da tutte le parti e che, a prescindere dalle indicazioni accademiche di propedeuticità, ciascuna materia richiami concetti fondamentali delle altre in un circolo da cui il neofita si sente quasi escluso. Nel caso specifico, essendo il diritto romano essenzialmente privato - ché anzi l'asse storico che porta dal privato al pubblico è uno dei cardini di questo tragitto - avverto con chiarezza la mancanza di una conoscenza, sia pure sommaria, di questa branca del sapere, soprattutto per quanto attiene le molte pagine dedicate alle obbligazioni per contratto (che, nella sostanza, mi sono sfuggite e non sono riuscito a memorizzare, al momento). Di contro, per parte mia, da classicista, apprezzo in modo particolare sia il richiamo preciso e organico a fine libro delle fonti citate, sia l'usabilità dell'indice analitico, che consente una rilettura critica degli aspetti che si vogliono rivedere. Questo Categorie di diritto romano, salvo certi passaggi, è anche un'opera da piacevolissima da leggere, perciò da rileggere e tenere sempre a portata di mano.

Roberto Oddo

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