La congiura degli innocenti di Alfred Hitchcock

La congiura degli innocenti (1955, tit. or. The Trouble With Harry) è - che io sappia - l'unico titolo di Alfred Hitchcock che possa essere definito comico. Non che manchino spunti spassosi negli altri film del regista londinese, anzi (e ne abbiamo parlato proprio la settimana scorsa riguardo a Complotto di famiglia); solo che, di solito, l'umorismo è uno dei tanti elementi dosati al fine di creare la perfetta miscela intellettuale ed emotiva di brivido. Invertendo le proporzioni, Hitchcock piega qui consueti motivi di ansia (un cadavere nel bosco, una porta che continua ad aprirsi senza ragione) in un'inglese e scorrettissima, quando non irriverente, commedia.

La trama è quella che vede riunita attorno a un tal Harry, trovato morto, una pletora di potenziali, quanto improbabili, assassini. Alcuni abitanti di uno sperduto (quanto noioso) centro del New England hanno avuto modo, anche se non per forza ragione, di uccidere l'uomo. A partire dal bonario e un po' rustico capitano Albert Wiles (Edmund Gwenn), che nella sua pratica (peraltro abusiva) della caccia potrebbe averlo colpito al posto di una lepre; per non parlare della compita e non proprio in fiore Miss Ivy Gravely (il cui nome - edera - rimanda alla fedeltà e alla protezione, il cognome alla tomba oppure alla ghiaia e al suono stridulo della voce). La donna (interpretata dall'ottima Mildred Natwick) lamenta, infatti, un'aggressione da parte dell'uomo e dichiara di averlo colpito con un tacco rinforzato della sua scarpa. Infine c'è la bella Jennifer Rogers (un'adorabile Shirley MacLaine), che non mostra nessun dolore per la morte di Harry, anzi quasi festeggia portando il piccolo figlio Arnie (Jerry Mathers, vera e propria mascotte del film) a prendere una limonata. A loro, tra continue sepolture e riesumazioni affrettate, si unisce il bel Sam (John Forsythe), che sembra entrare nel complotto: l'uomo, pittore più fortunato per il suo fascino che per le sue pennellate, realizza uno schizzo del viso del cadavere e lo lascia in giro, indirizzando involontariamente così le ricerche del sospettoso sceriffo Calvin Wiggs (Royal Dano) sul gruppo dei facinorosi.

Al centro di una vicenda che sembra seguire le sue traiettorie, nell'indifferenza generale, il povero Harry costituisce solo un problema (da cui il titolo originale inglese), ma anche il motore - più o meno immobile - della vicenda. La vita dei suoi becchini e inverosimili cospiratori segue altre vie e sembra soffermarsi sul problema della morte il tempo necessario a sbarazzarsi tanto della morte quanto del problema. La congiura degli innocenti è una festa dello smaccato candore, un'indifferenza sbalorditiva e giocosamente empia, nei confronti di un cadavere che viene spogliato - non solo sul piano metaforico - della sua dignità e della sua biografia. Non c'è traccia di realismo in questo film di Hitchcock, il gioco tra guardia e ladri segue dinamiche del tutto estranee all'empatia, anche se mostra di conoscerne, anzi padroneggiarne, alla perfezione la ricetta. Vi si ha, piuttosto, il distacco sorridente e un po' cattivo dello scherzo godibile di un camerata snob. Realizzato tra Caccia al ladro e L'uomo che sapeva troppo, La congiura degli innocenti è un divertissement e insieme un laboratorio di situazioni e sentimenti, che ammicca ai generi più diversi e li fonde in un personale piccolo gioiello, sempre godibilissimo.

Roberto Oddo

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