Le onde a Trapani

Sono tornato pieno di parole, a che serve scrollarsele di dosso? Ho attraversato il centro di questa città che straripa nel mare, questa lingua di terra assetata di vento e di sole, questa lingua che denti aguzzi vogliono strappare alla nostra isola. Trapani, per come ancora una volta l'ho visitata, è una cittadina incantevole, che si defila dal resto della Sicilia e si protende e nella notte quasi si offre ai viaggiatori, ricordando loro che c'è un centro abitato, una manciata di metri sopra le onde.

È questa la Sicilia che amo, questo paesaggio basso e languido, melodrammaticamente prostrato eppure capace di insinuarsi fuori dai suoi confini, di ergersi a scoprire il mondo sotto di sé, come nella nuvolosa, ripida, incantevole Ericedi appiattirsi all'improvviso a simulare il mare suggendone tutto il sapore nelle saline. Trapani rocciosa sirena, divorata a sua volta dalla brama della salsedine, tacita matrona, rutilante flipper di inerzia, ragazza piuttosto facile e orgogliosa.

Per questo Trapani è il retropensiero, l'immagine della Sicilia che invadeva, attraverso me, i ricordi di Tonio, il protagonista del mio esperimento narrativo, Le onde. Avevo bisogno di una Sicilia che fosse proprio lì, non sulla cartina o tappa di qualche misterioso periplo: lì, in mezzo al mare, ariosa, persa e ancorata nel suo navigare. Non quella terra-cadavere delle distese brulle e giallastre, quel colore di campagna che non so proprio amare (e penso, in particolare, al territorio compreso tra Caltanissetta ed Enna).

Il vento, prima di tutto, quel vento che trascina con sé il mare, quel freddo che ti si inerpica sulla pelle in volubili spirali profumate d'alghe, di pesce e persino di porto. Tonio, quel giovane che non sono io, è battuto dalle mille suggestioni di una primavera non caldissima, di una stagione che non è estate. Tonio sarebbe potuto venire da Trapani o altrimenti dalla dolcissima Aci Castello, ma per chi mi conosce sa che quella sarebbe stata un'altra storia, una storia di ritrosia e un passo indietro: io volevo raccontare una vita che sfocia nel mare.

Roberto Oddo

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