Valutare gli insegnanti, valutare la società

[Scuola] Ci siamo, dunque, a questo fantomatico gioco a premi chiamato concorso a cattedra. Siamo arrivati alle preselezioni che hanno deliziato noi aspiranti professori del futuro (nel senso che, al presente, non se ne parla). Tra assenteismo e risultati poco incoraggianti, a fare un calcolo generoso e provvisorio (questa tornata si chiude stasera), solo circa il 25% degli iscritti ha superato il primo scoglio. Io appartengo a questa piccola e indecorosa percentuale e, a dirla tutta, non mi sento più sveglio di altri che non sono passati (di alcuni sì, ma di quelli a prescindere). Io non sono affatto migliore di chi non è entrato, almeno non per il fatto che altri non sono entrati e io sì. E non è detto che quelle stupidaggini che so in più di un computer mi risolvano i problemi didattici: come tanti altri, se mi si spegne lo schermo, chiamo aiuto a gran voce; se invece ho qualche strumento per cavarmela, provo a far da me, come ho sempre fatto. Leggevo prima in inglese e non ho imparato, con l'occasione, niente in più. D'altra parte, va rilevato subito, d'altra parte, almeno un aspetto della circostanza che mi ha sorpreso in positivo: nei limiti di una macchina burocratica farraginosa e tentacolare, la mia esperienza (all'I.T.C. Libero Grassi di Palermo) è quella di un concorso fatto bene, con serietà, ma anche con il necessario garbo e, quando occorreva, con buonumore.

Detto questo, io rimango dell'idea che questo concorso non andasse fatto e che sia sbagliato di fondo e sarei favorevolissimo - anche ora che ho superato il primo scoglio - al suo annullamento. La scuola ha bisogno di insegnanti motivati e che arrivino al lavoro in classe con un sostegno collettivo che giustifichi un investimento nella selezione di un professore piuttosto che un altro. La scelta di un insegnante deve coinvolgere un intero sistema culturale, non una trovata burocratica più o meno pubblicitaria infangata dai malintesi. Tra professori indignati - chi a torto, chi a ragione - per la prassi in corso, tra altre categorie sociali che guardano con sospetto e, talvolta, con malcelato astio alla professione, gli eventuali vincitori di questo concorso sono già in partenza delegittimati. Anche a considerare che le cose si svolgano nella maniera migliore e più corretta, e ci voglio credere, lo stato di prostrazione a cui arriveranno i vincitori non sarà mai ripagato dalla qualità di un lavoro fatto in modo accettabile con dei ragazzi che vogliono crescere. E questo perché a nessuno interessa che le nuove generazioni siano migliori, ma solo che vadano a scuola e siano "al sicuro" dai mali del mondo. Dov'è, infatti, l'intera società accanto ai docenti? Non parlo del controllo della maggioranza, parlo dello sguardo rivolto al lavoro che si fa per portare avanti la preparazione tout-court dei ragazzi stessi.

Noi professori dobbiamo essere selezionati e devono venir fuori i migliori. Nessuno ha mai negato l'esigenza di un serio controllo su chi entra in classe e perché (se qualcuno lo fa, in automatico non può essere ammesso in aula, per nessun motivo al mondo). Quello che proprio non si capisce - o che almeno io, inserito in questo tritacarne, non capisco - è con quale scopo avvenga questa selezione, per ottenere cosa. Se l'unica ragione sono i numeri e, estraiamo a sorte, o continuiamo con le attuali graduatorie (in un certo senso, è quasi lo stesso). Assumiamo direttamente quelli che hanno meno di 30 anni. Facciamo prima ed è più economico. Il pubblico ludibrio avrebbe i suoi capri espiatori da macellare all'occorrenza; logico o no, sarebbe per lo meno comprensibile: è uno sporco lavoro, ma qualcuno dovrà pur farlo. E se invece ci fossero persone che vogliono e possono fare questo lavoro? Bene, come spesso accade in Italia, sono lasciate sole, non hanno sostegno o sono ostacolate. Non si tratta, qui, di rinnegare la responsabilità del docente che è conseguenza necessaria della libertà didattica e dell'agire di ogni categoria professionale. Si tratta di individuare, tutti, nel professore quelle qualità che ne determinano il possibile valore in un campo specifico e dunque la necessaria valorizzazione. O, detto in altri termini e in breve: c'erano 320.000 concorrenti per questo gioco a premi - ci sono altrettante persone interessate a riflettere ora (non a dire cose che hanno sempre pensato) su cosa sia un professore?

Se non si attribuisce valore a ciò che si insegna, non può essere apprezzato chi lo insegna: è uno spaccio come un altro, e non dei più popolari.

Roberto Oddo

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