La foresta dei pugnali volanti di Zhāng Yìmóu

[Cina] Tutto, nel mio incontro con La foresta dei pugnali volanti (2004, tit. or. Shi mian mai fu) di Zhāng Yìmóu, ha il carattere di un'illuminazione. La mia sostanziale estraneità ai film di arti marziali e a un certo tipo di cultura sembrava escludere che io potessi vedere questo gioiello, che invece devo a una serie di fortunate coincidenze personali. Ma val subito la pena di sottolineare l'importanza di Venere ne La foresta dei pugnali volanti, rispetto a quella di Marte: infatti siamo di fronte a una toccante, indimenticabile storia d'amore, quella tra Jin (Takeshi Kaneshiro) e Xiao Mei (Ziyi Zhāng). Lui e lei, entrambi splendidi, affrontano il loro ruolo, la loro appartenenza a fazioni contrapposte di una Cina fuori controllo (una Cina che sembra ignorare l'urbanizzazione), per diventare via via una squadra e molto di più, con al fianco la presenza costante ed enigmatica di Leo (Andy Lau).

La foresta dei pugnali voltanti è una pellicola di bellezza davvero stupefacente, soprattutto nella fotografia. Accompagnato dalla meravigliosa colonna sonora di Shigeru Umebayashi, il film di Zhāng Yìmóu è una continua sorpresa: sul piano narrativo certi passaggi sono così repentini da lasciare lo spettatore un po' disorientato, mentre sul piano della vista è tutto un susseguirsi di luci e di pannelli uno più incantevole dell'altro (con il fiore all'occhiello della "danza dell'eco danzante" e dell'inseguimento leggiadro nella foresta di bambù). Il ritmo viene sempre tenuto alto e il regista riesce a calibrare la poesia delle parole (splendida la traccia allegorica del vento) con i silenzi e lunghe pause che il pubblico occidentale associa facilmente a quella cinematografia così "esotica".

La foresta dei pugnali volanti di Zhāng Yìmóu è un'opera intensissima, moderna e ricca di colore, di sfumature, però precisa nel definire le sue tinte, il suo "carattere": non si dà le arie del "film d'autore", non ne ha la stucchevole densità, contempera semmai la nascita e lo svilupparsi di un sentimento forte e pervasivo su uno scenario che sembra fatto apposta per scongiurarlo. Un incontro che fulmina, uno di quei film che fanno la differenza e tracciano una linea di confine tra l'occasione fortunata e l'urgenza interiore di approfittarne.

Roberto Oddo

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