A sud del confine, a ovest del sole di Murakami Haruki

Murakami Haruki, A sud del confine, a ovest del sole[Japan] Quale paese si spalanca al nostro viaggio, a sud del confine? Basta superare una dogana, svincolarsi indisturbati, sfuggire ai controlli e lo si raggiunge. Forse, poi, si può andare da un'altra parte, a ovest del sole, più in fondo di dove il mondo precipita nel buio, magari scovare la nostra stella e tirarla su con le proprie mani. Sono due viaggi diversi,  discordi sono le intenzioni, sono due strade aperte a chi ama, sia pure nella caligine della propria adolescenza inquieta, e si tratta comunque di prendere il volo. A sud del confine, a ovest del sole (1992, tit. or. Kokkyo no minami, taiyo no nishi) di Murakami Haruki si ispira all'omonima, splendida canzone di Nat King Cole, South Of The Border, West Of The Sun e restituisce, intatti, il fascino della musica e il dramma dell'essersi smarriti nel diventare adulti, dell'aver trovato un successo a costo di ogni ingenua e urgente fantasticheria.

Da piccolo, Hajime riesce ancora a difendere con caparbietà e con orgoglio tutto il suo spazio e il suo silenzio:

Per essere contento mi bastava essere me stesso e nessun altro.

La vita sarebbe potuta essere sua, almeno la vita al di qua dei confini e nell'umbratile arco immaginario tracciato dal sole. Ma ogni volta, quando sembra che Hajime la faccia risuonare a suo piacimento, salta una molla, il meccanismo si inceppa senza ragione e lui non trova esito favorevole né nel successo, né in qualche affetto o altro credibilissimo motivo di felicità. Parabola di un Novecento dell'inettitudine del secondo Novecento, A sud del confine, a ovest del sole disegna un eroe incapace di trarre profitto esistenziale dal proprio indubbio favore della sorte lavorativa e dal fascino che esercita. Nel raccontare la storia di Hajime e delle sue tre donne - Shimamoto, Izumi, Yukiko - accompagnate dalla sinistra colonna sonora di Star-Crossed Lovers di Duke Ellington, Murakami Haruki rinuncia a ogni proposito di farne un romanzo di formazione. Il giovanissimo, poi quasi improvvisamente maturo protagonista, sembra alieno dal mondo durante la sua crescita: si isola con la sua musica e con i suoi libri, si abbandona a un sesso senza passione e del tutto estraneo all'amore o magari solo all'interesse, galleggia (neanche troppo bene) sulla sua noia. Trova pure un equilibrio, se equilibrio è la sensazione di un sostegno che non scricchiola troppo non si sa bene come, ma non sa resistere a una fame che sembra di vita e di corpi, ed è invece (o così sembra) sete di un amore più profondo:

Commisi diversi sbagli. O forse, più che sbagli, erano una parte imprescindibile di me.

Scritto con uno stile incisivo e rapido, con il distacco necessario e con l'aria di chi racconta troppo tardi a un diario, di chi si decide a appuntarsi qualcosa che avrebbe dovuto metter giù tanto tempo prima, A sud del confine, a ovest del sole è un romanzo magnetico. Diario freddo, sotto certi aspetti molto crudo, di un mondo spersonalizzato e senza nessun viatico per la fantasia, questo romanzo non è forse il migliore di Murakami, ma ha il dono del respiro profondo. Senz'altro vi si riscontra un tentativo di non fermarsi a un elenco di spunti, ma di affrontare alcuni nodi della modernità, la peculiare solitudine di questi esseri umani incapaci di riconoscersi entro i confini di una qualche patria e sotto la luce del sole.

Nell'assenza di rapporti familiari di qualsiasi tipo, o nella loro riduzione a mero scheletro inessenziale di vita sociale, questi personaggi sembrano catapultati fuori dalla loro realtà esplosa: una realtà tutto sommato non tellurica, capace di offrire scorci di vita fuori dall'immancabile e pervasiva fenomenologia metropolitana: però, appunto, l'umore, l'anima di A sud del confine, a ovest del sole è proprio nel freddo fuori dalla propria casa, è nelle sere di pioggia silenziosa che accompagnano la comparsa di Shimamoto e nella neve che sembra seppellire una terra vibrante di musica e di occidente, ma privata del sole.

Roberto Oddo

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