Dopo il banchetto di Mishima Yukio

[Japan] Il Setsugoan non è solo una sala di ricevimenti, è il lussuoso regno, la bara di Kazu, una donna non più giovane eppure energica e sensuale, una donna autonoma, dinamica, aliena dall'amore e dai sentimenti. Un giorno però, dopo un banchetto piuttosto impegnativo, Kazu si avvicina a Noguchi, un vecchio politico non ancora in pensione che manifesta un'insolita vitalità intellettuale. La relazione tra i due si sviluppa in modo asimmetrico, ma senz'altro procede, creando l'ossatura per un romanzo intensissimo, scritto da un uomo che si avvia a quel percorso spirituale da samurai che lo renderà celebre e spesso inviso in tutto il Giappone.

Dopo il banchetto (1960, tit. or. Utage no ato) di Mishima Yukio è un libro intriso di caligine e di morte, eppure interamente sostenuto da un animo virile e appassionato, da un'introspezione chirurgica e priva di ogni sentimentalismo. È un romanzo incapace di cedere a ogni forma di condiscendenza con il lettore, sobrio e talora addirittura ingrato rispetto alle attese di una trama, eppure onesto e solidissimo nella struttura narrativa. Si organizza come un crescendo simbolico o piuttosto come l'avvitarsi inesorabile di un pugnale nel petto dei protagonisti, Dopo il banchetto è un simposio, dove l'incontro tra Noguchi e Kazu è reso impossibile dalla sciatta e severa sordità di lui e dalla inarrestabile, ma segreta ambizione di lei. L'uomo, infatti, è governato da una lucida passione per l'impossibile, ma - vien da aggiungere - geometrica e inaccessibile. La donna, per parte sua, non possedeva passioni logiche di nessuna specie. Semplicemente, la logica l'agghiacciava. E proprio perché si accorgeva della solitudine di quella sua vitalità aveva così paura della solitudine che l'aspettava dopo morta. Kazu è terrorizzata dall'essere nient'altro che se stessa, anche se donna di successo, anche se leader naturale: vede il suo destino con gli occhi della morte, non del decesso in sé, ma della condizione di morta, del suo confondersi o meno nelle pieghe di una storia o di un'altra. L'alternativa che si configura in lei è quella tra la raccapricciante immagine di un sepolcro abbandonato, coperto dalle crepe e dall'edera, e il conforto di una tomba di famiglia, con l'inclusione in una genealogia che le consenta di presentarsi diversamente e, in ultima analisi, di nobilitarsi.

In un simile percorso iniziatico, in un rapporto vissuto sotto l'ombra di un terzo inquietante e fuggevole, Yamazaki, il fantasma che sigla l'afasia definitiva dei sentimenti, politica e natura si intrecciano per fare da sfondo a un'avventura della profonda e radicale incomprensione reciproca tra marito e moglie:

Il calmo chiarore del tramonto somigliava un poco agli attimi morenti dell'idealismo. Il sole, calando dietro i campi, accendeva miriadi di candele, come in un'immensa lanterna rotante di vuoti ideali.

Fin quando la passione politica diventa la quintessenza, la chiave interpretativa del legame amoroso per l'algido Noguchi, fino a fargli smarrire il confine tra i due diversi moventi umani:

La castità politica di un'adultera e l'infedeltà politica di una donna casta non erano che due esempi di una stessa immoralità. Ma il delitto peggiore era il tradimento che spargeva l'infezione tra più persone, affrettando così il collasso di tutta la struttura morale.

È indubbiamente il samurai che è in Mishima a parlare. L'intolleranza e la serafica determinazione del suo volere fanno di Noguchi un personaggio straordinario, essenziale per squadernare gli animi umani, quasi modello di riferimento in un discorso che sa far piazza pulita di simpatie e antipatie politiche preconcette, per arrivare al nocciolo inesauribile della persona, o più ancora dell'Oriente.

Roberto Oddo

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