Isao Takahata, Pom poko

[Japan] Che vuol dire diventare uomini? L'ansia di assumere una forma umana che noi ricordiamo nel romanzo borghese di Collodi e la tragica sventura del poema ovidiano ci avvisano di quanto sia precaria la condizione dell'essere umani, ma non contribuiscono a interpretarne la natura o a metterne in crisi l'importanza. Pom Poko (1994, tit. or. Heisei tanuki gassen ponpoko) di Isao Takahata è, da questo punto di vista, un'opera molto diversa. molto atipica anche considerando il repertorio filmografico dello Studio Ghibli o la scrittura di Hayao Miyazaki.

In questo importante anime, la metamorfosi di strane divinità boschive chiamate tanuki in uomini è parte di una strategia di guerra. Dagli anni '60 in poi, lo sviluppo urbanistico di Tokyo è andato divorando tutto il verde circostante. A rimetterci, sono state proprio queste creature folkloristiche simili a procioni e dal comportamento di canidi, capaci talvolta di veri e propri prodigi. Alcuni di loro, in particolare, sarebbero in grado di trasformarsi. Per combattere ad armi pari, prendono perciò fattezze umane e mettono scompiglio nei vari cantieri edili, ma la strategia diversiva non ha successo nonostante l'intervento dei "patriarchi" e c'è già chi propone una lotta armata per salvare i propri spazi. I tentativi più convinti e partecipati sono, tuttavia, quelli di spaventare i cittadini di Tokyo con una incantevole e carnevalesca parata di mostri, che però si limita a divertire un po' tutti e ha esiti del tutto imprevisti per la comunità di tanuki. D'altra parte, si fa strada, suggerita da una volpe infida, anche un'altra possibilità: coloro che ne siano in grado possono trasformarsi definitivamente in uomini, rinunciando alla propria natura, e adattarsi a vivere nella città che sta soffocando il loro originario spazio vitale. I tanuki, che stanno perdendo terreno per vivere secondo la loro natura, dovranno faticare per tutta la vita in veste umana, secondo un modo di vita che non comprendono e del quale comunque riescono ad afferrare la potenza distruttiva.

Pom poko ha doppia anima: la voce fuori campo che racconta le vicende un po' grottesche alle quali assistiamo imprime al film un ritmo decisamente comico (e, almeno nel doppiaggio, ricorda un po' il tono ciarliero e bonaccione del narratore di Hazzard). Di contro, la storia è drammatica e, per molti aspetti, giunge a toccare nodi davvero tragici, quali quello della perdita prima e della rinuncia poi a se stessi. I tanuki non comprendono cosa ci sia dietro questa selvaggia espansione urbanistica, la vivono come forse noi affrontiamo il caos di un alveare o di un formicaio, senza attribuire agli abitanti di questo microcosmo in espansione una cattiva volontà o un tentativo di farci male. "Protetti dalla loro psiche", una psiche incredula e fragilissima, gli uomini si chiudono in un bozzolo. Eppure accade, accade tutto, a loro e ai tanuki.

Per questo, il circo buffo e innocuo che offrono le creature del bosco alla città di Tokyo, senz'altro il momento più estroso e spettacolare dell'anime, assume una coloritura suo malgrado malinconica, come un parco giochi rivisto malvolentieri da adulti. La forza straniante di un corteo delle meraviglie è degna del mago di Oz e di uguale potenza illusionistica (o per meglio dire lisergica). Così, quando i tanuki sembrano arrendersi e, se non possono avere la loro terra per come la conoscono, almeno provano a trasformarla per un attimo e vederla come la amano, ti si stringe il cuore. Ma il fatto è che in questa Tokyo metropolitana non c'è altro modo di vivere e in questo mondo cosmopolita non c'è posto che per gli esseri umani. L'unica possibilità è gareggiare in illusionismo con gli uomini, considerazione che getta una luce perlomeno sinistra sul nostro operato.

Pom poko è un film incantevole e smagliante sul piano visivo, ma è anche straordinariamente delicato, non vuole lusingare o accecare lo spettatore di smalti: non ci sono sbavature né fuochi d'artificio, l'anime di Takahata Isaho è un gioiello dell'illustrazione artistica, un'opera originale e stimolante. La consiglierei a tutti i bambini non ancora turbati dalle prime scosse preadolescenziali e agli adulti, purché innamorati della bellezza, che vogliano un po' vedersi come esseri umani, nient'altro che uomini, con gli occhi aperti e sognanti della fantasia.

Roberto Oddo

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