Divertissement: Pollione è un cretino (ma Norma neanche scherza)

[Opera] Le cose stanno più o meno così: in un'età imprecisata, ma tale che l'anacronismo sia grossolanamente perdonabile, due auree druidesse si innamorano di Pollione, romanaccio verace e convintissimo. Prima è Norma, capo-sacerdotessa, che con il maschione si riproduce pure, poi la più casta Adalgisa, sacerdotessa gallica ma un po' meno sgallettata, che ci pensa bene prima di darsi alla pazza gioia e chiede il permesso a Norma di lasciare i voti e andare a divertirsi a Roma dove il suo dio non fa tutte quelle storie. Il problema è che Norma dice "sì, va bene, gioia mia", "certo che puoi andare con il tuo ganzo", ti capisco, ti capisco, "ma dimmi un po', com'è che si chiama 'sto pezzo di figaccione che t'ha fatto perdere i lumi della fede?".

E chi ti spunta? Pollione. Eccolo, il tenore. Eccolo, è lui, lo indica Adalgisa. Norma lo guarda, guarda lei, guarda lui e dice: "sicura sicura?", e lei: "sì, beh, certo, lo saprò ben io...", e Norma: "sicura sicura? guarda che puoi ripensarci eh... accendiamo?", e Adalgisa, che poveretta è pure un po' confusa e inconsapevole, fa: "accendiamo!". E cosa dice Pollione (borghesaccio della malora): "misera te, che festi". Come dire: io la conosco, quella, tu ci dici le preghierine, ma ero io che mi svegliavo con lei tutte le mattine che aveva le sue cose."

E lì la solita storia del litigio davanti al locale in pieno centro, davanti a tutti, quando incontri la tua ex. "E dai, e su, e avanti, ma lei che c'entra". Mentre Norma però nota un lieve pallore nello sguardo e nell'armatura del "crudel romano" e gli fa: te la fai sotto, eh? Insomma, si cantano una bella canzoncina tutti e tre. Al che, dopo un preludio incantevole del secondo atto (perché non l'ho specificato, e magari detta così non sembrerebbe tanto, ma la Norma di Bellini è un'opera stupenda), vediamo Norma che urla a squarciagola davanti ai lettini dei suoi figli addormentati, senza preoccuparsi di svegliarli, ha altro per la testa, lei: li uccido o non li uccido? Insomma, la Medea di Apollonio Rodio, ma pensate un po', perfino più confusa.

Alla fine non li uccide e, già che ha il coltello in mano, decide di uccidersi di persona personalmente. Prima però le viene la luminosa idea che i pargoli li vuole affidare ad Adalgisa, che però cortesemente rifiuta ("fossi matta, magari vengono fuori come questa", si dice secondo me) e le promette anzi di ridarle il manzo (tiè, guarda tieniti pure Pollione, ché è meglio). E mentre Norma si fa i suoi riti, cosa le dicono? Che un romano è venuto a prendersi la sua preda da sé, visto che Adalgisa forse si stava facendo ancora bella e non si era presentata al solenne appuntamento del giorno prima (queste donne!). Qui Pollione sembra dimostrare un minimo di intraprendenza, onore al merito.

A questo punto Norma ha campo libero: può fare dell'intruso quello che vuole (e meno male che non ha anche un divorzista a portata di mano). Le portano Pollione ed è la fine di ogni speranza. Quel guizzo di vitalità che quel trombone aveva dimostrato si infiacchisce come un palloncino il giorno dopo una festa di 5-6enni. Già la riconosce all'atto del giudizio e si dà una manata sulla fronte: "mih, giusto lei doveva giudicarmi... Io tremo." E lei, così, aggiustandosi i ricciolini con il mignolo, en passant, con classe gli fa notare di avere il coltello dalla parte del manico (In mia man alfin tu sei). "Insomma, bello, guarda che qui senza di me non vai da nessuna parte. Certo una speranza ci sarebbe."

Ora, mettetevi pure un attimo nei suoi panni. Quando una donna ti dice: "certo, una speranza ci sarebbe" è la fine. Infatti l'imbecille dice un "e come?" che è tutto un programma. E cosa gli dice lei? "Scordati Adalgisa e i bambini e togliti di mezzo." (Già che ci siamo lascia pure chiavi di casa e del SUV sotto il tappetino, grazie.) Lui, che sembra quasi un tenore eroico e in realtà è un coglione, risponde: "no, sì vil non sono... ah pria morrei". Quando lei gli ricorda di essere piuttosto adirata per le circostanze ormai note a tutti i druidi e non solo, Pollione risponde a modo suo: "E ti pare che non l'avevo capito che questo era solo l'inizio?".

Al che Norma sfodera l'arma di tutte le fallite Medee: "Guarda che volevo affilare il mio coltello sui TUOI figli." No dico, tu, da padre, cosa faresti? cosa farebbe un padre? Si getta su quella baldraccona della moglie, si dispera per i figli, insomma fa qualcosa. Invece no, l'uomo non perde il suo aplomb: "Oh Dio, che intendo..:" (oh, cielo, piovigina!). E, trovata geniale, dice: "Ah, crudele, in sen del padre il pugnal tu dei vibrar." Insomma, perché te la prendi con loro, sono io il porco, lascia perdere gli altri, è solo mia la colpa ecc. ecc. ecc.

Norma quasi non lo ascolta, ma c'è quella parola "solo" che non digerisce. E qui ci vuole uno spirito meridionale per capire la riposta. "Solo? Ma che sei cretino? Io vi faccio fuori tutti, voi Romani" (con una granitica coerenza comune a molte donne). E non parliamo di Adalgisa, quella buttanazza, che sarà data in pasto alle fiamme. Ancora una volta Pollione, imbalsamato ed ebete, non trova niente di meglio che rispondere: "Ah, mi prendi la mia vita, ma di lei, di lei pietà." Quest'imbecille, per essere un tenore, è pervaso da una voluptas moriendi mica male. (Solo Corrado del Corsaro di Verdi raggiunge tali vette di inettitudine, che io sappia.)

Norma qui dimostra di avere gli attributi: "te le senti, le braci sotto, eh? Sì, ti voglio vedere rosolare tutto, pure il rosmarino ci metto." Ora, non so voi, ma quando una donna vi dice "Posso farti alfin infelice al par di me" forse noi maschietti potremmo prendere decisioni un po' più energiche. Norma si frusta e gongola disperata e che ti fa Pollione? "Ma su, non li vedi questi lacrimoni, guarda come piangolo, guarda come soffrolo con il twist delle budella." E qui il capolavoro: guarda, mi sveno davanti a te, lascia perdere gli altri. Arridaje.

Ora, sarò solo io, ma date le premesse, quando, a questo punto, tutto affannato Pollione si precipita solo ora da Norma gridando "dammi quel ferro... il ferro, il ferro", io penso che voglia stirarsi da sé le camicie prima di un viaggio importante ma la moglie glielo tolga di mano, così, per scherzare un po'. Ma anche senza questo sordido interno borghese, Norma completa la sceneggiata napoletana chiamando tutti a raccolta per annunciare una nuova vittima ("e dai, stasera ci sono giochi di fuoco"... rispondono loro, sgomitandosi l'un l'altro). Ovviamente, date le premesse, sembra che la capodruidessa stia per accusare la tenera Adalgisa: poi con la sua granitica coerenza dice di essere lei stessa la mignottona fedifraga. Pollione che frignava ("ah, non lo dir") sfodera le ultime prove della sua grandezza: "Non le credete."

No comment. Cosa fa il maschio di fronte alle cose: non fa, nega. E qui la sacerdotessa se ne esce con la sua consueta modestia: non so' figa, io? eh, chi se l'aspettava, questa? ma sai qual è la cosa più bella? Che il rogo è matrimoniale: sarà una notte di fuoco. Con tanto di occhiolino. Lascia cadere così che il crudel fato è di lui più forte, mica di lei. E atrocemente lo lega al cappio dell'eternità: non m'hai voluta per questa vita? tiè, saremo insieme per sempre. Altro che lucchetti di Moccia. Ma Pollione è straordinario: sa che sta per schiattare e entrare nell'eternità con quella strega e si mette a cantare che gran femminone era lei, "ah, l'avessi capito prima...". Te lo dico io: un taglio secco e via, altro che circoncisione.

Invece no, lui no: parla d'amor rinato e non ci pensa neanche per sbaglio che sta per passare a miglior vita (eh beh, lui è cristiano, l'eternità gli tocca), no, si dà a effusioni romantiche per la sua "sublime donna": "moriamo insieme... ah si moriam... ma tu, morendo, non m'aborrire, pria di morire perdona a me." Perché giusto un po' prima e annamo a ccasa a vedè un firmetto no, eh!?

Roberto Oddo

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