U2 > Ruhleben (Ich hab' noch einen Koffer in Berlin)

[BerlinoBerlino, ti ho visto accenderti più presto, profilarti di luci, guardarmi dal buio con i tuoi occhi che conosco benissimo, che saprei carezzare al buio.

Ho sentito il freddo soffiare più freddo tra ieri e oggi, ti ho sentita piovere leggera leggera leggera, come una cieca abituata a sfiorare per orientarsi, sussurrando in segreto quello che sa di sé e di te.

E poi hai alzato giusto un po' la voce in questo sabato sera tranquillo, una casa con la porta sempre aperta alla vita, con la tua consueta disinvoltura, senza il chiasso della festa: una sera vissuta tra amici.

Come se ti preparassi a qualcosa d'altro. Berlino, mia adorata città battuta da un vento alto e forte, ma quanto maquillage! Perché ti scortichi fino a renderti irriconoscibile per poter essere di nuovo tu, con tale pace disumana?

Berlino che pulsa, Berlino che non lesina mai un sorriso... e quel ragazzo di primo mattino a Nikolaiviertel mi pedala incontro, allarga le braccia al sole e cerca un'intesa liberatoria, mi batte la mano, perché a volte è importante toccarsi, essere lì, essere veri e sparire. Essere felici ed effimeri in una splendida mattina d'agosto.

Beato irrompere del provvisorio, vero, Berlino mia?, tu che ti eterni nei tuoi mille gadgets, nel tuo urlare a ogni passo: io sono Berlino. Beata e giocosa insofferenza della tua nordica esattezza, del contegno, delle regole, delle raccomandazioni, del rigore.

Berlino mia, città raddoppiata sotto terra, la città del silenzio e la città della rabbia, la città di chi non ce la fa proprio, la città che irrompe nella carne, sulla pelle, la città che si apre in un'accoglienza commovente, in una lingua per parlare a sé stessi, per mettere tutto in ordine e trovare mille scappatoie.

Lingua sdrucciolevole, che sa meravigliarti innervando la città di nuove combinazioni e di significati dove prima vedevi solo parole. L'arte di dire le cose, senza sprecarsi in astrazioni od oscuri omaggi. Di ammonirti senza paternalismo, in un sistema centrifugo e frenetico che altrove respinge e qui miracolosamente attrae.

Lingua che sa salutarti con tanta dolcezza e sorprenderti nel tradire all'improvviso quello che a te sembrava solo tuo. Prendo la U2, la quinta fermata è Wittenberplatz, dove tutto (a partire da questo blog) ha avuto inizio. E, ça va sans dire, si va verso Ruhleben. Qualche stazione e diverse coincidenze più in là.

Roberto Oddo

Post più popolari