Il Regno di Ga'Hoole di Zack Snyder

Il Regno di Ga'Hoole (2010, tit. or. Legend of the Guardians) di Zack Snyder è una riproposizione dell'eterno tema del bene e del male o, più precisamente, dei buoni e dei cattivi. In gioco c'è il futuro dei giovani gufetti e a contendersi questo incalcolabile patrimonio - ciò che ancora non si è, ciò che ancora non si ha - sono da una parte i Guardiani, e dall'altra - con sinistre assonanze - i Puri. Anche in questo regno di volatili che imparano con difficoltà a librarsi, ogni certezza viene meno: anche due fratelli, due individui della medesima schiusa, come molti noti precedenti mitici, possono prendere le parti dell'uno e dell'altro esercito, senza che l'uno riconosca le ragioni dell'altro.

Come ogni favola preconfezionata che si rispetti e trovi nei ragazzini il pubblico ideale, ciò che è giusto e ciò che è sbagliato sono divisi con una certa dose di superfluo manicheismo. Ciò tanto più in quanto i temi affrontati possono risultare poco amabili per un pubblico un po' più ingenuo. Non c'è solo l'attrezzarsi spietato delle forze del male, quello lo si trova in tutte le saghe fantasy della nostra letteratura e del ciinema moderno: ci sono semmai trasparenti allusioni a una storia impietosa che forse Il Regno di Ga'Hoole non è la sede più adatta per conoscere. Non che i più giovani debbano essere sottratti alle dinamiche del potere e della violenza, anzi, ma il difetto di questo film non è l'esplicitezza, bensì la conseguente superficialità delle soluzioni.

Coprodotto da Warner Bros, Village Roadshow Pictures e Animal Logic, Il regno di Ga'Hoole trova facilmente e con profitto il suo linguaggio espressivo e cromatico in tinte ora fosche, ora di luminosità barocca, con un tratto che ricorda talvolta gli olii negli sfondi. Su questo piano, il regista ha le sue ragioni, così come deve essere emozionante ascoltarlo nell'originale, con le voci di Jim Sturgess, Hugo Weaving, Helen Mirren e Geoffrey Rush, ma l'animazione - come i gufetti che ci presenta - non decolla e i personaggi annegano in una storia con qualche vuoto narrativo che ne rende molti superflui. Rimangono, nella memoria, qualche battuta gradevole e i bei paesaggi di chi amerebbe volare e vedere tutto dall'alto.

Roberto Oddo

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