Non è vero - Sul negazionismo

Arriva un punto in cui l'unico legame con il passato è la memoria, è vero.
Ma la memoria va esercitata, va coltivata e va soprattutto vissuta.
La memoria è, innanzitutto, un modo di vivere il presente, di esserci.

Si può avere il dubbio che tutto quello che ci è stato raccontato non sia vero, sia una costruzione ideologica con un fine, con un progetto. Interrogarsi è sempre segno di intelligenza e di volontà di fare una storia più attuale, anche di fronte alle prove più schiaccianti.

Anche di fronte a una popolazione, quale quella ebraica, che per tanti motivi - dalla politica attuale ad altri eventi - si ha il diritto di non amare o di non comprendere. Non ne faccio una questione di ebrei, ne faccio una questione di esseri umani, chiunque essi siano e in qualunque cosa credano. Non importa quanti fossero, siamo ossessionati dai numeri tondi delle folle di vittime: uno è già troppo.

Interrogarsi, dunque: ma interrogarsi per capire e per sapere, non per affermare acriticamente il contrario. E poi, chiariamoci una buona volta: che vuol dire non è vero? In quella negazione c'è incredulità o rammarico? Ci vuol pochissimo, per certuni, a scivolare dal "non è vero" al "purtroppo non è vero". Quell'avverbio che è anche un'esclamazione: peccato!


Roberto Oddo

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