Opopomoz di Enzo D'Alò

L'unico ad accorgersi della presenza del maligno in casa è il gatto, certo è che non ha come dirlo a nessuno. Chi lo ascolterebbe mai? E chi gli crederebbe? Il piccolo Rocco, geloso com'è della sua posizione di figlio unico, avverte solo le suggestioni dell'oscuro le sue lusinghe in una Napoli di oggi bardata a festa; gli altri in famiglia sono troppo presi dalla nascita ormai prossima di Francesco e dal presepe da preparare. E su questa solitudine rancorosa contano i tre emissari del maligno, sull'infelicità di Rocco e sulla voglia di recuperare la sua posizione di privilegio in seno alla famiglia. Certo è che Sua Profondità ha fatto pessimo affare ad assegnare una difficilissima missione proprio ad Astarotte, Scarapino e Farfaricchio: sono simpaticissimi, ovvio, ma la loro efficienza nel fare del male è piuttosto discutibile e, suscettibili come sono alle suggestioni, non si rendono conto che affidare a un ragazzino il compito di scongiurare la nascita delle nascite non è la scelta più felice.

Opopomoz (2003) è quasi un acronimo (Onnipresente-Prestigioso-Oscuro-Potere-Occulto-Mefistofelico) che allude proprio al Male, al suo ruolo nella vita degli uomini; è anche un incantesimo per entrare nel presepe (un po' come avviene nel plastico di Beetlejuice) e operare da vicino affinché la nascita del bambino Gesù per quest'anno ci venga risparmiata. Enzo D'Alò - regista e sceneggiatore insieme a Furio e Giacomo Scarpelli - ha creato così una favola adattissima ai bambini e alla natività di Cristo, che non sorvola sul tema grande assente del periodo più gioioso dell'anno, ovvero il Male. A differenza che in tantissimi altri prodotti cinematografici, infatti, pur condividendo l'ottimismo e la speranza di fondo, Opopomoz assegna all'oscuro un ruolo irriducibile, connaturato e compresente all'animo umano. Non si ignora che ci sono presenze positive e anzi capaci di vincere le tenebre, ma le si osserva coabitare e in questo modo la vittoria della gioia e del Bene acquista un sapore ancora più grande e importante.

Il film di Enzo D'Alò, pur nella semplificazione della sua grafica - che preferisce i colori smaltati e vivaci e le tinte nette o appena appena sfumate, nonché il disegno ben "inciso" nell'immagine - è gradevole e delicato. In più, procede con garbo e capacità di adeguarsi, senza soccombere, ai più consolidati modelli narrativi del cinema per l'infanzia, soprattutto natalizio. Non mancano gli sketch e non mancano i momenti sentenziosi o la fantasia. Le voci, poi, una volta che possiamo godere di un prodotto d'animazione nostrano, ci offrono quanto di meglio un film del genere possa richiedere: Oreste Lionello, Tonino Accolla, Peppe BarraSilvio OrlandoVincenzo Salemme, John Turturro e tanti altri, magari meno noti, ma non meno bravi. Marginale, invece, mi sembra il ruolo effettivo del tema dell'alterità e dello straniero sull'insistito sfondo napoletano: né Rocco appare effettivamente alieno all'interno del presepe, né lo zio americano assume un ruolo diverso da quello di qualunque macchietta, sia pure vista con sguardo colmo d'affetto. Nell'insieme, Opopomoz è una visione per famiglie gradevole, che può dare molti spunti di riflessione a volte anche controcorrente, però senza mai scadere nella banalità o nella mancanza di rispetto.

Roberto Oddo

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