Dare senso, dare voce

Parlo, parlo, e, sopra tutto, ragiono: quanto devo farti soffrire! E anche sdegnare. Perdonami. Perdonami. Ragiono, perché non amo: questa è la grande verità.
Guido Gozzano

[NoticineIl mio occhio destro è pigro e allora faccio un esercizio: costringo il sinistro riottoso al buio della palpebra e solo allora guardo il mondo (ma lo guardo con attenzione) e me lo racconto. Se sono fermo al semaforo, leggo, ad alta voce per evitare gli automatismi, le targhe e i messaggi pubblicitari, memorizzo e ripeto tra me e me, commento, faccio in modo che ciò che vedo passi attraverso il pensiero, correndo il rischio di una momentanea zavorra, correndo il rischio di non bramare e di non amare.

L'atto fisico di vedere deve essere un dare senso, l'occhio destro, l'occhio "pigro", deve essere lusingato dalla possibilità di restituire un ordine, di partecipare al mondo attraverso la sua funzione organica. Certo, lo sovraccarico di razionalità e gli affido un ruolo "in prosa": non mi aspetto dalla sua routine uno slancio affettivo o passionale o, diciamo pure, "lirico". Non ne ha l'immediata nitidezza sensuale, l'eccitabilità, il fuoco facile e istintivo, non ammicca alla vita con la disinvoltura del genio o con l'ingenuità del desiderio.

Ma non provoco l'asimmetria, la strutturo come meglio riesco, mettendo ordine, mettendo in chiaro. Devo solo ricordarmi che non sono schizofrenico, narrazione e poesia sono due modi di dare senso, due facce di una stessa anima, di una medesima esigenza di stare al mondo.E io sto tutto in quest'intervallo tra dare voce e dare senso.

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