Invettiva contro le persone "pratiche"

Diffido, ho sempre diffidato, di chi è spiccio e sicuro di sé, di quelli che "io sono una persona pratica". Con quel pronome oppositivo, per il quale tu meneresti il can per l'aia in un ozioso passatempo, mentre loro invece vanno al sodo. E va da sé: loro, il sodo, lo riconoscono subito, neanche si trattasse di un uovo. Lo stringono in mano, proiettandoci verso la verità, proiettandoci poi di nuovo alla nostra caverna da qualche impedimento di buon senso.

Diffido delle persone "pratiche", non perché si debba essere altro che concreti, non perché non si debba partire dalla realtà e arrivare alla realtà, ci mancherebbe altro: qualunque altro modo di operare nel quotidiano del proprio lavoro e della propria vita è pernicioso e offensivo.

Il problema è, semmai, che queste persone sedicenti "pratiche" operano sempre sulla base di un modello di realtà, come qualunque altra persona, difendono una loro idea di miglioramento, di crescita senza avere la generosità di condividerla o metterla in discussione. E che il confronto sia necessario lo dimostra il fatto che persone ugualmente "pratiche", in caso di bisogno, operano secondo direttive contrastanti.

Il problema, cioè, sta nel sapere accettare che in caso di urgenza ciascuno si sbraccia come può e come sa, onestamente; di contro - quando il tempo c'è e si lavora insieme - una discussione per confrontare i modelli sulla base dei quali si opera è ineludibile. Ecco, mi piacerebbe che si fosse molto più pratici e meno presuntuosi.


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