Incipit vita nova. Graduatorie a esaurimento e precariato

Ieri si è chiusa la finestra di tempo utile per aggiornare il proprio punteggio di servizio e i titoli culturali nelle Graduatorie a Esaurimento (GaE). Finisce così un mese di passione, una quaresimina laica e sporca, a volte anche vile, un gioco divinatorio nel quale ciascuno è convinto di sparare nel vuoto e di essere pazzo (e in effetti lo fa e lo è).

Che le GaE siano graduatorie a esaurimento nervoso è ormai un dato di fatto e non è più neanche una battuta: questi elenchi dai quali si dovrebbe assumere a tempo indeterminato per tutto il fabbisogno della scuola non si esauriscono mai, anzi si arricchiscono di anno in anno di nuovi aspiranti (e ispirati) professori, alcuni dei quali per imperscrutabili capricci della sorte ti superano pure.

Quest'anno il tormentone è stato un sito, Voglio il Ruolo, che con una cifra davvero modica mostrava agli iscritti tutte le graduatorie di tutte le discipline d'Italia (tranne delle province autonome) e addirittura calcolava la provincia migliore nella quale si potesse sperare di ottenere il contratto che mette fine al precariato.

Non ci vuol molto a capire che uno strumento del genere è utilissimo se ce l'hai solo tu: nell'atto stesso - più che meritorio - di distruibuire l'informazione si crea una paralisi, per la quale tutti sanno tutto e si possono muovere di conseguenza (fatti salvi gli impedimenti logistici o le scelte personali, che sono il presupposto fondamentale di ogni azione). Da tutto ciò, naturalmente, nasce il caso.

Se avessi scritto questo post due giorni fa, vi avrei detto che la lotteria mi aveva portato ad Alessandria, anche per quelle soffiate che ti arrivano dall'Eldorado, anzi dall'Elruolado. Poi però ti pubblicano l'esito di un sondaggio e sembra che il mondo intero brami di insegnare Italiano e Storia negli istituti tecnici e professionali del Monferrato.

Sarà forse che l'intera classe docente abbia sensibili rigurgiti antimperiali e sogni di affiancarsi idealmente alla Lega Lombarda (quella di Albert de Giussan, non quella di oggi) contro le prepotenze di Federico Barbarossa? Ci dobbiamo aspettare una nuova battaglia di Legnano, la ritirata dei Tedeschi feroci e così la fine di ogni austerità?

Forse, dico forse a questo punto, avrei lavorato ogni anno, ma a che prezzo? Durante quest'anno scolastico ho cambiato classe di concorso (ovvero tipologia del servizio prestato) - visto che insegnare Latino e Greco è ormai privilegio di pochi- e su quella che ho scelto (A050, Lettere negli istituti secondari superiori) ci sarà pure una maggiore richiesta, ma - dato il mio recente investimento - il mio punteggio è ancora basso.

Siamo seri. Ammesso anche che finora sia andata bene, Alessandria è una provincia piccola, non può assorbire tutti. Mi sarei spostato per avere il ruolo - e non sarebbe stato facile farlo, ma ancora possibile nel mio equilibrio quotidiano. Precariato per precariato, ho scelto Palermo, dove per tutte le ragioni che ciasucno sa o non sa, è meglio che io stia in questa fase.

Ho scelto, ho detto, non sono rimasto. Ho scelto come nuova sede, come nuova vita. Perché chi non insegna non può saperlo, ma cambiare classe di concorso andando per i trentanove anni (tenendo conto che il punteggio matura in funzione del servizio e dunque la meta si avvicina per chi più a lungo lavora) significa ricominciare da capo con un forte svantaggio e sperare che stavolta vada bene, che una nuova inversione di tendenza non ti faccia precipitare di nuovo.

Si fa presto a dire che è bello rinnovarsi e scommettere, lo dici se parti da una posizione di vantaggio. Io avevo sbagliato a puntare su un insegnamento che allora veniva presentato il più promettente al mondo (oltre che il più bello, per quanto mi riguarda), ma che ora appare in fortissima crisi, e una crisi destinata solo ad accentuarsi.

Senza il cuscinetto protettivo di una scuola paritaria che credeva in me e nella quale ho creduto molto, comincia ora il mio vero e proprio precariato. Conoscerò nuove persone, amerò nuovi alunni contro ogni rudimentale pregiudizio. Andrò avanti e forse andrà anche bene. E mi porterò con me l'esperienza di anni nei quali ho comunque lavorato e ho amato il mio lavoro con devozione.

Da qui devo ricominciare, non da una posizione mortificante in graduatoria. Da qui: dalla convinzione di farcela, dalla forza per farcela e soprattutto dalla voglia per farcela. Andiamo.

Roberto Oddo

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