Das Kabarett: metamorfosi di un blog

Mi prendo una pausa da questo blog così com'è stato finora.

Non ho alcuna intenzione di chiudere Das Kabarett, mi sono dato delle scadenze e le ho rispettate; questa pagina mi ha dato tantissimo, almeno quanto io ho provato a fare per renderla in qualche modo interessante, i contenuti sono e rimarranno tutti disponibili. Ma adesso ho bisogno d'altro.

Non lamento la monotonia di tono, che per me è solo la traccia di un indirizzo "esistenziale"; né la sua eccessiva alternanza di contenuti, che ne fa un progetto "spurio", troppo anomalo: mi va benissimo così, è quello che dovrebbe essere, o semmai ancora non abbastanza "eccentrico".

Non mi è più utile perché non mi serve esibire tutti i miei percorsi, le mie tracce. Non ne sono neanche geloso, ognuno compie il cammino che compie anche se accanto ad altri: che ciascuno si prenda le proprie batoste da sé. Solo che ora vorrei studiare un po'. Un bel po'.

Ho voluto fare di Das Kabarett il mio Opus Magnum e continuo a ritenere che lo sia. Non ricordo un percorso di studi più fruttuoso di questo, ma a ogni cosa il suo tempo e in questa mia pretesa c'era anche la morte di un progetto: l'opus magnum è l'opera di un "rendimento dei conti". Io ho ancora tutto da fare e un bel po' di cose di cui discolparmi.

Mii riprendo la scrittura come un laboratorio di (auto)conoscenza. Das Kabarett sarà più "social" (non più pop, piuttosto lo chiudo): riprendo da quegli sporadici progetti analitici, da quella discussione puntuale sui contenuti che forse può perdere di vista l'insieme.

Finora Das Kabarett è stato quasi una rivista (anche per la cadenza, soprattutto negli ultimi tre mesi): credo che così non abbia senso. Per avere un suo peso e una sua presa (su di me, almeno), è necessario che questo spazio torni a essere un blocco di appunti, un laboratorio di conoscenza. Ricominciamo da qui.

Dalla convinzione fermissima di non sapere e di voler imparare, tanto.

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