L'ultimo congiuntivo della storia (promemoria)

[ScuolaLa questione non si può ridurre alla domanda (solo in apparenza lecita): quando hanno smesso molte persone di usare il congiuntivo?
Senza curarmi della data o delle ragioni, io risponderei "peggio per loro". Ma non sono così altruista da preoccuparmene, lo confesso.

Il problema è, semmai, un altro: quando hanno smesso di usare il cervello?
Questo sì, mi interessa molto di più, e mi riguarda anche.

Vorrei che, soprattutto noi insegnanti ce ne ricordassimo, ogni volta che entriamo in classe e che decidiamo del presente e, in parte, del futuro dei nostri ragazzi, almeno per quel tanto che la vita è collegata alla scuola. Oserei anzi dire che se l'esistenza dei nostri alunni continua a rimanere altro è perché spesso e genitori e conoscenti si attendono da noi professori che ingozziamo di saperi le nostre "vittime". Il congiuntivo c'entra: ma, attraverso quello, noi vogliamo fare molto di più.

C'è troppo chiasso intorno a noi professori, alla nostra carriera, alle nostre graduatorie e ai nostri cosiddetti privilegi. Tutto questo chiasso serve a nascondere il profondo disprezzo nei confronti di ciò che ci si attende per chi/da chi affronta un percorso di studi.

Perché la scuola sia lecita e non abbia nessuna forma di concorrenza possibile, occorre che riporti in vita i ragazzi alle necessità di sapere e di vivere. All'esigenza di pensare alla cose, di concentrarsi, di fare con dedizione e, se capita, anche con amore.
Non è di morte dei congiuntivi che ci occupiamo, ma di rinascita delle persone.

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