Tristram Shandy di Lawrence Sterne: La mia vita per divertire il mondo, e le mie opinioni per istruirlo

Uno storiografo potrebbe anche trascinare la sua storia come un mulattiere trascina il suo mulo, dritto filato, senza mai sostare, per esempio da Roma a Loreto, e senza mai voltare né a destra né a sinistra; allora forse potrebbe riuscire a prevedere l’ora in cui pensa di terminare il viaggio. Ma un tal comportamento, moralmente parlando, è impossibile perché, se è una persona dotata di un po’ di spirito, devierà almeno cinquanta volte dal cammino diritto per unirsi, durante il viaggio, ora a una compagnia ora a un’altra, e questo inconveniente, se così vi piace chiamarlo, non potrà essere evitato. Sempre nuove vicende e nuovi avvenimenti lo solleciteranno e non potrà stare a lungo fermo a guardarli, ma, prima o poi, prenderà il volo.

Vita e opinioni di Tristram Shandy (1759-1767, tit. or. The Life and Opinions of Tristram Shandy, Gentleman) è un tranello, un romanzo-trappola di uno dei più importanti autori inglesi del '700. Lawrence Sterne imbastisce un'opera nella quale il protagonista non ha una storia, ma solo vita (la vita che l'autore gli dona) e delle opinioni disposte in allegro disordine. Non posso riassumere il Tristram Shandy, romanzo grottesco e surreale: equivarrebbe a supporre che c'è una trama, laddove un briciolo di intreccio appare solo negli ultimissimi libri e, naturalmente, continua a defilarsi dal dovere "morale" di parlare di Tristram. Sterne si fa un punto d'onore nel disattendere tutte le attese del lettore di quel nuovo genere tutto settecentesco e tutto inglese tornando alle origini e alle sue presunte fonti ispiratrici (precedenti e nient'affatto inglesi), in particolare il Don Chisciotte di Cervantes e il Gargantua e Pantagruel di Rabelais.

Patafisico ante litteram, attirò non a caso nel '900 una serie di scrittori nel suo gorgo di antinarrativo. Tutta l'attenzione del lettore è concentrata sul ritratto umano dei personaggi, in particolare il padre Walter e l'indimenticabile Tobia, zio del protagonista-narratore. L'autoritratto emerge invece poco alla volta, ma non con la delicatezza delle pennellate: ogni tratto è scolpito con sarcasmo e con violenza sull'ideale levigatezza dell'eroe romanzesco. Sterne non risparmia niente al suo Tristram, dal naso deturpato alla nascita al nome dato per errore al momento del battesimo mentre in salotto si tiene un conciliabolo filosofico quanto inessenziale. La vita di Tristram Shandy è un accidente tra le mille più o meno sagaci opinioni espresse con gentilezza o con buffa alterigia in dialoghi che, per sintesi e concettosità, sembrano spesso didascalie di vignette d'epoca.

Proprio per questo modo di procedere, il meccanismo del mio romanzo è unico nel suo genere. In esso vi sono due correnti contrarie, che finiscono col riconciliarsi e compendiarsi a vicenda, anche se prima si pensava che potessero dar luogo a una narrazione slegata degli avvenimenti. In una parola, il mio racconto è digressivo e progressivo allo stesso tempo.

Naturalmente, il lettore moderno fatica a trovare il filo attraverso il quale dovrebbe progredire il romanzo, dal momento che Sterne fa di tutto per farlo inciampare nelle mille avarie della lettura. Oltre alle pagine vuote o nere o marmorizzate, alla voluta inversione dei numeri di capitoli, una delle ragioni più serie di smarrimento è costituita dai lunghi e articolati elenchi più o meno articolati in forma narrativa, come quando si parla del precettore che con troppo anticipo già immaginano per Tristram il padre, lo zio e il buon parroco Yorick (a sua volta protagonista del Viaggio sentimentale che sarebbe stato tradotto da Foscolo):

È per tali ragioni che il precettore da me scelto non dovrà 1 balbettare, né essere guercio, né sbattere troppo le palpebre, né parlar forte, né avere lo sguardo crudele o scemo; non dovrà mordersi le labbra, far scricchiolare i denti, parlare nel naso o stuzzicare il medesimo con le dita. Non dovrà camminare troppo svelto o troppo adagio, non incrociare le braccia perché è segno di pigrizia, né lasciarle penzoloni lungo il corpo perché questa è stravaganza, né nasconderle nelle tasche perché è segno di scemenza. Non dovrà picchiare né dare pizzicotti, fare il solletico, mordere, tagliarsi le unghie, espettorare, sputacchiare, sbuffare o tamburellare con le dita e coi piedi, in compagnia. Né (sono dello stesso parere di Erasmo) dovrà parlare mentre sta urinando, né dovrà voltarsi a guardare le immondizie o gli escrementi. — Be’, questa è di nuovo una scemenza! — borbottò zio Tobia. — Lo vorrò allegro, faceto, gioviale e al tempo stesso prudente, consapevole dei suoi incarichi, vigilante, acuto, arguto, geniale, rapido nel risolvere i dubbi e le questioni filosofiche. Dovrà essere saggio, giudizioso, erudito... — E perché non umile, moderato, di temperamento gentile, buono? — chiese Yorick. — E perché non liberale, generoso, munifico e coraggioso? — aggiunse zio Tobia. — Lo sarà, lo sarà, caro Tobia, — rispose mio padre alzandosi e stringendogli una mano.

La vocazione pedagogica - sottolineata dai continui riferimenti alla più celebre filosofia settecentesca e non - si scontra a sua volta con un uso spericolato e trasparente del doppio senso, con una sfida senza cessa alla pruderie e all'audacia delle "relazioni pericolose" del XVIII secolo. Le pagine sono costruite per arrivare ai calembour, alcuni esilaranti, altri troppo legati all'umore del tempo per essere apprezzati oggi come meritano. Cosa non si inventa Lawrence Sterne, pur di compromettere irrimediabilmente la linearità e giungere a una rottura! D'altra parte, se nei primi capitoli questo gioco seduce e crea complicità, poco alla volta i lazzi irriverenti del narratore stancano e, non lo nascondo, ho trovato alcune parti del Tristram Shandy francamente insopportabili.

Tuttavia, è bene intendersi: questo è in parte l'effetto voluto dal suo autore, che smentisce ogni promessa oppure (ancora peggio) ne mantiene di inverosimili. Ed è significiativo che, mentre frustra l'immaginario romanzesco del lettore, Tristram-Sterne salda in modo quasi claustrofobico l'architettura-romanzo, facendola implodere dall'interno. I luoghi sono tutti scenari di cartapesta come il plastico militare di zio Tobia: i veri rimandi sono tra libri e capitoli, è un saltare da autore ad autore, da lingua a lingua, in un esasperante danza orgiastica da bibliofago. Libro coltissimo e insolente, il Tristram Shandy di Lawrence Sterne sorprende ed eccita mentre delude, ma costringe a ripensare da capo a piedi la propria concezione del romanzo e dell'atto stesso della lettura.

Roberto Oddo

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