Credo e responsabilità: autodeterminazione e pluralismo

Scelgo per la mia vita, scelgo sulla base della mia volontà. Sulla mia esistenza, sul mio corpo non devono passare i credo o le ideologie altrui. Credo in uno stato laico e pluralista, in uno stato che rispetti e non annulli le differenze, ma non sponsorizzi o imponga una tesi a danno di altre.

Credo in uno stato in cui un insegnante non debba insegnare sotto un crocifisso, simbolo religioso, che può forse rappresentarlo come persona e però non ne identifica in nessun modo e in nessun caso il ruolo istituzionale. Credo d'altronde che un insegnante in certi casi possa lasciare quel particolare simbolo religioso insieme ad altri, se da un confronto in classe e con i colleghi è emersa la necessità di ostentare ciascuno la propria spiritualità: l'ostentazione stessa, in un luogo che non lo deve prevedere, potrà allora essere utilissimo argomento di dibattito. È difficile che, fuori dalla scuola, ci si possa confrontare sull'importanza del pluralismo e dell'alterità, perché solo la scuola offre la serenità di un progetto educativo a lunga scadenza.

Credo che si possa amare e non solo amare, semplicemente desiderare un corpo e una persona, nella sua bellezza fisica, nella sua corporeità, bramare un incontro sessuale, la seduzione, il gioco, il piacere. E credo che questo piacere sia fertile di vita, quella di chi "gioca" innanzitutto: che possa portare molto lontano, che possa via via trasformarsi in altro, in progetto che spieghi e trasfiguri la vita stessa. E credo in un incontro sereno, dolce, tra due persone (di qualsiasi sesso e identità siano), più o meno infiammate dal desiderio, che già dall'inizio immaginano di sostenersi, di volersi accanto, si trattano bene e vivono in quella particolare forma di esistenza sociale che è la famiglia.

Credo nella vita, nella vita fino in fondo e allo stato attuale dico che non vorrei mai che a me si "staccasse la spina". Ma questa è la mia scelta: ciò che credo io non ha importanza, in questo caso, perché la mia volontà riguarda il mio tempo, il mio corpo, la mia anima. Voglio poter decidere non perché una volta tanto casualmente la mia scelta coincide con l'unica possibilità legale che esista in Italia per il fine vita, ovvero l'esausta attesa della morte: esigo che sia rispettata la mia scelta per me, non una consuetudine o una convinzione altrui. Da uno stato che sia laico e neutrale, pretendo che ciascuno in casi critici possa decidere per sé la morte e la dignità della propria vita fino in fondo, nel modo che ritiene più opportuno, nel rispetto delle sue speranze e della sofferenza, del suo mondo affettivo. Solo l'autodeterminazione è la garanzia che ciascuno possa vivere la propria vita secondo i valori che ritiene più corretti.

Non sono responsabile di scelte che non sono mie; non sono responsabile di un'educazione cattolica in classe, né di quei particolari valori, sono responsabile dei miei; non sono responsabile del modello matrimoniale tradizionale, delle sorti della cosiddetta "famiglia naturale" (se la vedano all'interno delle loro dinamiche, queste "famiglie naturali", io che c'entro?). Non sono responsabile soprattutto delle scelte obbligate altrui. L'unica responsabilità che riconosco nasce dalla libertà fino in fondo: nella libertà da assurdi legami con credo altrui e nella libertà di agire come ritengo bello, giusto, utile, importante, sensato. Non sono responsabile dell'«unica scelta giusta», dell'«unica dignità possibile per la vita» e dei suoi corvi gracchianti.

Sono invece responsabile della mia cultura, del mio senno e della mia onestà, non vedo cos'altro possano e debbano essere la militanza e la politica, ovvero di cosa significhi essere cittadini di uno stato moderno.

Roberto Oddo

Post più popolari