Scusate se esisto di Riccardo Milani (o del coming out)

[LGBTQI] Serena Bruno (Paola Cortellesi) è un architetto che viene da Anversa (non quella in Belgio, quella in Abruzzo, in provicia di L'Aquila) che per motivi tutti suoi torna in Italia da Londra, dove stava conducendo una carriera promettente. Pur scegliendo come destinazione la capitale, la giovane è costretta a barcamenarsi con vari lavoretti e finisce con il fare la cameriera in un ristorante: lì incontra il supersexy Francesco (Raoul Bova), di cui tutte le ragazze sono innamorate e lei non manca di cadere nella sua magia (al punto che tutti i loro incontri celestiali sono sottolineati da svenevoli tormentoni pop). Serena è eccellente nel suo lavoro, anche grazie all'uso delle lingue, ma sogna sempre di tornare alla sua passione. Quando per caso si imbatte in un caseggiato orrendo ed enorme alla periferia di Roma, il suo estro professionale si riaccende. Vede un bando per la ristrutturazione e presenta un progetto, che viene selezionato in quanto creduto opera di un uomo di nome Bruno e di cognome Serena. Alla ragazza non resta altro che fingersi la "spalla" di questo fantomatico architetto ed entrare finalmente nello studio, tanto agognato, di un grande boss dei lavori pubblici (Ennio Fantastichini), meno che mediocre e circondato uno staff che lo corteggia (a partire dalla sua segretaria particolare, la brava Lunetta Savino) solo per mantenersi il lavoro.

Scusate se esisto (2014) di Riccardo Milani (autore anche della sceneggiatura, tra gli altri, anche con Giulia Calenda) è una commedia che riserva numerose sorprese e un paio di orette di gran divertimento: si gioca con gli stereotipi e perfino con le macchiette (praticamente tutte le tipologie di amanti omosessuali per Marco), ma con leggerezza e con ironia. C'è anzi, direi, un po' di ruffianeria in questa liberatoria indifferenza: il film non manca di piacere agli spettatori più diversi perché propone temi e soluzioni che vanno incontro a tutti in un'ampia fascia media di pubblico, lasciando a ciascuno le proprie convinzioni. Del resto, non si tratta di un manuale di sociologia: nell'affrontare il mondo del lavoro (e non) dal suo particolare angolo visuale, quello degli esclusi, a questo film va riconosciuto il merito di essere pertinente e positivo.

"Scusate se esisto" è ciò che dicono o sembrano dire un po' i personaggi coinvolti in questa storia, ciascuno per una ragione diversa e giustissima: Marco e tutti i suoi amanti (a partire dal Nicola-checca di Marco Bocci) per la loro omosessualità, Serena per il suo essere donna, i suoi colleghi d'ufficio l'uno per tifare per il Napoli anziché la Juventus, l'altra per essere incinta e così via; per non parlare degli abitanti del caseggiato a cui lavora Serena, riposti in un angolo enorme e caotico e certo non graditi al resto della città. Tutti loro sono considerati inadatti a vivere e operare tra gli altri e reagiscono o negando la loro vita o esiliandosi rabbiosamente dal contesto sociale, pur di non soccombere. Se sul piano della sceneggiatura, gli equivoci danno vita a gag spesso surreali ed esilaranti (come quella nella quale Marco discute con l'ex moglie sull'opportunità del coming out con il figlio di sette anni, alla presenza di Serena e di un amante appena conosciuto in chat), il messaggio che il film sostiene con freschezza va incontro alla vita delle persone, alle loro esigenze umane e reali. In questo senso, un merito speciale va ai due protagonisti: a un Raoul Bova cresciuto e finalmente più che "bellissimo(-e-basta)" e soprattutto a un'ottima Paola Cortellesi, capace di esprimere in lunghe sequenze intere gamme di espressioni tutte trasparenti e di sostenere con la giusta energia anche il finale della commedia.

Roberto Oddo

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