Priscilla di Stephan Elliott. La regina del deserto

[LGBTQI] Anthony "Thick" / Mitzi (Hugo Weaving), Adam / Felicia (Guy Pearce) e Ralph / Bernadette (Terence Stamp) sono, rispettivamente, due travestiti (drag queen) e una transessuale e vivono in un sodalizio foriero di tante avventure e di complicità. che consente loro di superare le numerose difficoltà della vita di tutti i giorni. In seguito a un lutto che li colpisce, si imbarcano in una traversata nel deserto australiano: viaggiano a bordo di un pullman allestito allo scopo e battezzato - da Adam, il più bello ed esuberante dei tre - con il nome di nome Priscilla, per raggiungere un locale dove è stato loro offerto un contratto accettabile per esibirsi. Ma naturalmente il viaggio porta con sé tutta una serie di colpi di scena e si rivela, a suo modo, una svolta.

Priscilla. La regina del deserto (1994, tit. or. The Adventures of Priscilla. Queen of the Desert) di Stephan Elliott è un film pieno di colori, di suoni e di vivacità, ma soprattutto esente da qualsiasi forma di vittimismo: la dote migliore di questa bomba emozionale è anzi l'autoironia, il proposito di lanciarsi in un messaggio sostanzialmente ottimista della vita, anche a rischio di apparire per certi aspetti stucchevole. Intendiamoci, non mancano i problemi e le critiche avanzate a un mondo tutt'altro che aperto alla cultura transgender (e già la scena iniziale mostra come il quotidiano sia difficoltoso per chi non è "allineato"); però Mitzi, Felicia e Bernadette sono tutt'altro che sprovvedute, superano - loro sì! - le convenzioni e sanno trovarsi gli alleati nei contesti più inverosimili, dagli aborigeni al gentleman Bob Spart (Bill Hunter).

Priscilla. La regina del deserto è una bomba liberatoria, che segue un'infinità di titoli votati ancor all'introspezione o all'impegno civile (con esiti talvolta deprimenti): a modo suo, però, oltre a essere ricco di sequenze e di discorsi che riescono a superare la dimensione epidermica dell'apparenza, è anche profondo e in grado di mandare a segno più di una stoccata memorabile. Inoltre, per un regista - Stephan Elliott - che certo non annovera altri titoli a larghissima diffusione, l'esito artistico (scandito da una tracklist in salsa preferenzialmente e, direi anche adorabilmente, pop) è notevole: più nomination confermano l'eccezionalità di Terence Stamp, mentre trucco e costumi hanno sbancato su tutte le più prestigiose piattaforme cinematografiche del 1995.

Roberto Oddo

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