Il club degli imperatori di Michael Hoffman

[ScuolaIl club degli imperatori (2002, tit. or. The Emperor's Club) è una storia che travalica il mondo della scuola. Si direbbe anzi che il più famoso film di Michael Hoffman attraversi i luoghi e i problemi tipici dell'istruzione per affrontare temi di ordine più generale.

La scena è quella del collegio maschile "St. Beneditct", una preparatory school americana, dove, con tutto il prestigio che merita, insegna il prof. William Hundert  (Kevin Kline), espertissimo conoscitore e didatta di storia antica. A un certo punto, però, nel novero dei suoi alunni, entra anche Sedgewick Bell (Emile Hirsch), il viziato e irresponsabile figlio di un senatore (Harris Yulin), che compromette il clima della classe e trascina alcuni suoi compagni in un vortice di esperienze goliardiche e poco costruttive. A nulla portano i tentativi del docente di recuperare il ragazzo, nonostante Hundert creda davvero nelle sue possibilità: il ragazzo impara qualcosa, ma vive in un contesto che gli impedisce di aderire al progetto educativo del collegio. Il padre pretende di "plasmare" Sedgewick, ovvero si guarda bene dall'esercitare su di lui una qualche attiva influenza, ma intende la scuola più o meno come un dispenser istituzionale di fatti, di date, di notizie e di numeri. Il ragazzo cresce così abbandonato a se stesso, proprio in una famiglia dove, sulla carta, avrebbe potuto avere tutto.

Il club degli imperatori è spesso affiancato a L'attimo fuggente e, in effetti, ha molti punti in comune con il capolavoro di Peter Weir: il professore carismatico (in entrambi i casi, di materie umanistiche) alle prese con degli adolescenti maschi, naturalmente in preda ai legittimi ribollii sessuali di giovanissimi uomini, un progetto scolastico ampio e un "disallineamento" con le attese delle famiglie; senza contare, poi, il confronto tra due attori come Kevin Kline e Robin Williams che, per diversi aspetti, intercettano una sensibilità comune nel pubblico della grande distribuzione americana. Tuttavia, i due film sono tarati in modo molto diverso e, forse, Il club degli imperatori è più ambizioso.

Voglio dire che ne L'attimo fuggente la didattica si fa trasmissione di un sapere totalizzante, le nozioni si sublimano, l'insegnamento porta l'uomo a un'esperienza che supera la mera conoscenza dei fatti. Ne Il club degli imperatori, invece, il prof. Hundert è in apparenza più nozionistico, più "con i piedi per terra": chi lo voglia, sul film, può ripassarsi agevolmente il passaggio dalla Repubblica al Principato romano. Ma non è questo il punto: il docente collega la necessità della conoscenza storica alla pregnanza delle cose insegnate: si impara solo ciò che è costruttivo, grandioso o, detto in altri termini, moralmente accettabile, se non addirittura condivisibile. Tutto il resto, lo dice lo stesso Hundert, non lascia traccia, svanisce e non "fa storia". Esiste, oltre che una logica, un'etica degli eventi, una loro importanza intrinseca.


Il prof. Hundert predilige dunque questo insegnamento che sia condivisione di uno spazio etico. Tuttavia, come gli farà notare il Sedgewick adulto (Joel Gretsch) dell'epilogo, il suo non è un modello vincente, non si afferma, non riesce a fare breccia (come del resto dimostrerebbe la sua esclusione al ruolo di preside del "St. Benedict"). Non si tratta, dice il giovane aspirante senatore, di aver fallito come insegnante: Sedgewick è molto più spietato e dice al suo vecchio professore che ha fallito come uomo. Questo perché il giovane fraintende un principio fondamentale, come accade spesso: pensa che ciò che si insegna debba coincidere con ciò che tutti sono, con ciò che tutti fanno, con ciò che il consumismo esistenziale impone. L'ambizione di Hundert, specie in quel collegio assolutamente classista, è quella di suscitare nei suoi allievi dei sentimenti e delle riflessioni che possano sollevare l'aristocrazia intellettuale e culturale del paese e, attraverso loro, l'intera nazione. William Hunder ha in mente, eccome!, il mondo reale, è a quello che pensa, ma opera dal suo posto, dal suo ruolo: la risposta di Sedgewick è, invece, quella di allargare il più possibile il suo potere, il suo campo d'azione, facendo leva su sentimenti e discorsi stereotipati, sul proprio essere vita di plastica.

Non c'è dubbio che l'educazione - tanto quanto la più neutra "istruzione" - ne Il club degli imperatori mostri i suoi punti deboli, le sue sconfitte e trovi i suoi irredimibili avversari nel potere e in un'ignoranza refrattaria a ogni assedio. Però, il film di Michael Hoffman è insieme ottimista, schematico e perfino melenso nel sottolineare queste percentuali di successo (anche per il tempio e nel contesto culturale in cui si colloca) rispetto alla media degli studenti: purtroppo la scuola perde molti più alunni e per motivi non strettamente collegati alle ambizioni politiche dei genitori. A un film così bello ed emozionante si dovrebbero associare tanti altri quadri per avere uno spaccato più verisimile di ciò che vuol dire educare le nuove generazioni: tutti insieme, con il supporto tecnico-specialistico degli insegnanti.

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