L'abominevole diritto di Matteo Winkler e Gabriele Strazio

[Diritto] [LGBTQIL'abominevole diritto (2011) forma, insieme a Citizen Gay di Vittorio Lingiardi e "Il matrimonio omosessuale è contro natura." Falso! di Nicla Vassallo un trittico ideale per avere accesso a uno sguardo aggiornato sulle problematiche odierne relative alle persone non eterosessuali. Mentre il libro di Lingiardi affronta la questione sotto un aspetto psichiatrico-psicanalitico e quello di Nicla Vassallo in un'ottica più filosofica, qui a guidare i due autori, Matteo M. Winkler e Gabriele Strazio, è per l'appunto il diritto, in una prospettiva ampia e complessa. Mi sembra doveroso dir subito che quest'opera, pur avendo ambizioni divulgative, non è per profani: l'esposizione è piana e discorsiva, talvolta anche appassionata e disinvolta, ma è pur sempre utile conoscere alcuni concetti basilari (di quelli che, volendo, si imparano pure a scuola).

Detto ciò, veniamo al dunque. L'abominevole diritto è un libro di oltre trecento pagine, suddiviso in otto capitoli e incentrato su alcuni casi chiave nella storia dei movimenti omosessuali nel mondo occidentale moderno: si tratta di casi giudiziari che hanno segnato delle tappe e dei punti di non ritorno nella coscienza collettiva o, almeno, nella giurisprudenza e nelle comunità coinvolte. Lo sguardo di Gabriele Strazio e di MatteoWinkler è rivolto in pari grado sui paesi di common law e su quelli di civil law, anche se ragioni di opportunità e di contesto spingono gli autori a concentrarsi di più sulla situazione e sulle soluzioni europee. A occhio e croce, e generalizzando molto, direi che laddove si volevano sottolineare i principi si è privilegiata l'articolata giurisprudenza americana, laddove i paesi europei sono il terreno di una ricognizione più puntuale nelle soluzioni concrete (specie riguardo agli ultimi due capitoli, su matrimonio omosessuale e omogenitorialità).

In entrambi i casi, però il libro si sviluppa su alcuni che vengono narrati con dovizia di dettagli e con un pregevole occhio alle posizioni divergenti. Naturalmente, però, L'abominevole diritto sostiene una tesi, sintetizzata con efficacia da Stefano Rodotà nella Prefazione:

Il diritto si è storicamente fatto tramite di interdetti feroci, di discriminazioni formalizzate, di vere e proprie persecuzioni. Proprio per aver vestito quest'abito, ancora non nel tutto dismesso, è giusto definirlo «abominevole».

Matteo M. Winkler
In forza di questa tesi, il libro mira a configurare un diritto più umano e dispiegare l'apertura degli strumenti legislativi alle nuove realtà sociali. Sebbene su alcuni dettagli del tutto marginali si possa ragionare e trovare soluzioni retoriche più efficaci, la validità degli argomenti portanti del libro è a mio avviso inappuntabile. Non si ha mai l'impressione di pretestuosità: il percorso (lungo una cinquantina d'anni) dalla persecuzione legale delle persone LGBT alle frontiere più recenti - e già consolidate altrove - dell'omogenitorialità è "montato" con correttezza formale e sostanziale degne della massima attenzione (almeno per quel che può dirne un lettore "laico" quale io sono). I due estremi di questo percorso graduale non sono, a loro volta, assolutizzati: si procede semmai storicizzandoli, come accade con ogni tappa intermedia, e guardando in parallelo ad altri movimenti di liberazione (in particolare quello dei neri d'America).

Un aspetto su cui Matteo Winkler e Gabriele Strazio insistono molto è infatti l'analogia tra le forme che ha preso il razzismo nel dibattito pubblico e nella legge e quelle che hanno caratterizzato e continuano a caratterizzare le sacche di resistenza omofoba: L'abominevole diritto su questo aspetto è un libro spietato nel cogliere la riottosità dell'opinione pubblica e la pregiudiziale protervia del legislatore di fronte al principio di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge:

La natura non ci dice nulla sulla forma o sul contenuto che devono avere gli istituti giuridici dei quali la società si dota per raggiungere determinati fini e regolare la vita quotidiana dei consociati. Come tutti gli altri prodotti del diritto, il matrimonio non esiste in natura, e la sua definizione dipende soltanto dalla qualificazione giuridica.

Gabriele Strazio e Matteo Winkler, insomma, pur affrontando un discorso giuridico tecnico, non si tirano indietro rispetto alle resistenze ideologiche che per altri versi ostacolano il cammino dei diritti civili, con particolare attenzione al vessillo della naturalità esclusiva del matrimonio eterosessuale e alle diverse strategie discriminanti. In particolare, L'abominevole diritto si sofferma a lungo sulla pressante richiesta di passing - ovvero "dissimulazione" - che, nel caso specifico, ambisce a far implodere nel silenzio forzato sulla loro identità le persone omo-/bi-/trans-/intersessuali. Non solo: in questa varietà di argomenti, riesce parecchio facile agli autori tracciare "le coordinate" delle diverse posizioni nazionali, in particolar modo dell'incidentato cammino italiano.

Gabriele StrazioPerciò, pur nell'oculata ed efficacissima selezione dei "casi" e dei contenuti, affrontati con analisi scrupolosa, L'abominevole diritto di Matteo Winkler e Gabriele Strazio va affrontato tutto con una lettura sequenziale: solo questa è in grado di rendere giustizia sia all'enorme lavoro di raccolta e organizzazione dei materiali, sia (cosa molto più importante) alla possibilità di approfondire e allargare il discorso oltre il mero sguardo giuridico: l'ampiezza di orizzonti di senso, infatti, lungi dall'andare a discapito dei dettagli, è uno dei caratteri più solidi di questo libro. Certo, data l'abbondanza e la ricchezza delle note, avrebbe giovato una loro collocazione a fine capitolo, piuttosto che in calce al volume, quasi come un'appendice troppo corposa e dispersiva. Del resto, anche così L'abominevole diritto è un libro preziosissimo e da tenere sempre sotto mano quando si parla delle persone LGBT oggi.

E quando si vuole pensare ai diritti civili - ovviamente di tutti - domani.

Roberto Oddo

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