Piergiorgio Paterlini, Matrimoni gay

[LGBTQI] Matrimoni gay (2006) è una raccolta di dieci storie "registrate" e offerte da Piergiorgio Paterlini, l'autore del famosissimo Ragazzi che amano ragazzi. La penna di Paterlini è squisitamente discreta fino alla mimesi: se si escludono la premessa (Promessi sposi) e lo scritto conclusivo (Senza famiglia), la voce dell'autore sparisce a favore delle voci di UNO e DUE. Sono le persone a chiamarsi in causa, a incontrarsi o a evitarsi, a pronunciare il nome del/la compagno/a con affetto, tenerezza, rabbia, insofferenza, amore, sempre senza filtri. Sono le persone a vivere del loro lavoro, dei loro sentimenti, del rapporto con gli altri, nelle loro case e nelle loro macchine, sui divani, con i vicini, con la gente.

Queste Dieci storie di famiglie omosessuali, tuttavia, non sono raccontate con una vocazione cronologica, biografica; emergono a frammenti, si ricostruiscono poco alla volta, così come si vanno formando per dati e suggestioni le immagini di coppie giovanissime o anziane, di coppie solide e sane come di coppie compromesse dalla fragilità. Il "matrimonio" viene qui visto come un legame vitale, come un dato di fatto contro qualsiasi nominalismo, come un'ambizione di stabilità con l'uomo o la donna che si ama, come un desiderio o anche come una rivalsa, Il titolo al plurale non allude solo alle diverse storie, bensì a tutte le diverse concezioni dell'amore omosessuale e, insieme, venti diversi modi di stare al mondo in quanto omosessuali alle prese con il proprio mondo affettivo e con il mistero (mai "il caso") rappresentato dall'altro.

Questi dieci diversi matrimoni non vogliono essere una celebrazione di legami in ogni caso e pregiudizialmente preferibili ad altri: l'ottica non è assoluta, bensì individuale, ciascuno va costruendo la sua persona attorno ai propri valori e guardando a una completezza, o direi piuttosto a una "pienezza", con la quale presentarsi davanti agli altri. Commozione, tenerezza, forza, coraggio, ma anche timori, sofferenza: mai piagnistei, anche quando lo sconforto e il dolore in effetti sembrerebbero in grado di sopraffare queste voci così fresche, dirette, oneste. La richiesta dei diritti civili è declinata sulla base della sensibilità individuale, talvolta a mio avviso perfino un po' troppo sommessa, È Piergiorgio Paterlini, semmai, nella sua postfazione, a militare decisamente con tutta la sua persona a favore del matrimonio omosessuale:

Io sono contrario al ‪‎matrimonio‬. ‪‎Omosessuale‬ o ‪‎eterosessuale‬. ‪‎Civile‬ o religioso. Ma proprio per questo non vedo l’ora che gli omosessuali possano ‪‎sposarsi‬. Perché solo allora sarò libero di condurre la mia battaglia culturale e ideale. Oggi il loro non-diritto mi toglie il ‪‎diritto‬ di parola. Non posso combattere, nemmeno sul piano delle idee, una cosa che a qualcuno è ingiustamente negata. Fino a che le cose rimarranno cosí, sarò costretto, mio malgrado, contro le mie convinzioni, a combattere per non contro il matrimonio. [...] Matrimonio, dunque, non «patti civili di solidarietà». Matrimonio anche per chi non se ne avvarrebbe. Matrimonio come diritto sacrosanto. Matrimonio perché molti lo desiderano, e perché la gran parte delle coppie omosessuali si sente «sposata» e stop.

"Sposati" si sentono Roberto e Francesco, Edda e Ada, Patrizio e Filippo, Barbara e Tiziana, Angelo e Tommaso, la vedova di Renata, Stefano e Luca, Anna e Beatrice, Mauro e Daniele e l'uomo che cura Davide (perché il "tu" si chiama con i nomi): sposati anche senza un rito o una celebrazione, sposati senza diritti e single agli occhi dello stato, perché i loro sentimenti, le loro scelte sono irrilevanti e non producono diritto, anzi sono succubi di norme che li escludono. Per questo è ancora più importante la prefazione, con la storia di quel don Marco Bisceglia che, nel 1975, "sposò" in forma privata i giornalisti Bartolomeo Baldi e Franco Jappelli, che gli avevano teso una trappola per pubblicare un feroce j'accuse contro «la tessera forse più sconcertante, più significativa» di «una Chiesa volta al suicido» («Il Borghese», 11/06/1975). Per la cronaca, Marco Bisceglia sarebbe stato presto rimosso e avrebbe chiesto pure di sciogliere i voti, per fondare pochi anni dopo l'Arcigay nazionale.

Matrimoni gay parte dunque da un'interdizione, da un rifiuto verso un'anima libera che non può contrastare la logica corrente (sebbene Marco Bisceglia intravvedesse nei diritti civili l'espressione della più autentica libertà per tutti) e si chiude con un'accorato appello che oggi - quarant'anni dopo - non ha portato ancora nessun frutto. Si vede che ci sarà di che combattere ancora.

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