Sebastiano Mauri. Il giorno più felice della mia vita

[LGBTQI] Dietro il  fatidico di molte coppie c'è una storia più o meno lunga, ma è una storia che riguarda gli sposi, le loro scelte di vita e le loro famiglie. L'intera comunità non si preoccupa di un momento individuale e, se si escludono i grandi numeri che fanno tendenza, non se ne occupa neanche; è una prassi, una serie di procedure automatiche per chi abbia interesse ad accedervi. Diverso invece per le/gli omosessuali, che in Italia ancora non godono del diritto di sposarsi e per le/i quali anche il progetto - che è poco definire limitativo - delle unioni civili è ancora un miraggio.

I ‪diritti umani‬ non si assegnano a rate o con riserve.
E "separato" non è "uguale". L'‪unione civile‬ è l'apartheid.
In passato si chiedeva la mano della ‪sposa‬ al padre, oggi ci si propone all'interessata.
Io, invece, per sposarmi sono costretto a chiedere il permesso a sessanta milioni di ‪‎italiani‬.
Considerate che lo abbia appena fatto.
Vi prego, prima di negarmelo, di ricordarvi che forse, un giorno, a chiedervelo non sarò io ma una vostra figlia o un vostro nipote.
Il ‪giorno‬ più felice della mia ‪vita‬ non sarà quando e se mi sposerò, ma il giorno in cui mi permetterete finalmente di sognarlo.


Così scrive in proposito Sebastiano Mauri in conclusione del suo ultimo libriccino Il giorno più felice della mia vita (2015), edito da Rizzoli. In dodici brevi capitoli, l'autore affronta a volo d'uccello tutta una serie di problemi legati alla condizione omosessuale, in particolare quegli atteggiamenti omofobici che rendono la vita di gay e lesbiche più complessa e talvolta piena di tormenti. Con ironia e spesso anche con accenti accorati, Sebastiano Mauri intraprende un dialogo con i suoi lettori col tocco del one man show: non un aspetto viene tralasciato, sebbene le argomentazioni non siano per forza inedite e non attingano a particolari scienze umane o sociali, ma "solo" all'esperienza umana di chi scrive e di chi lo circonda.

Con questo non si vuole proprio affermare che Il giorno più felice della mia vita è poco convincente, anzi: solo che, per forza di cose, gli argomenti di cui si serve sono più immediatamente comunicativi, meno frutto di elaborazione secolare. Anche l'excursus (lungo, nell'economia d'insieme) dedicato ai passi biblici significativi per quanto attiene le persone non omosessuali mantiene il carattere un po' cursorio di chi annota tutta una serie di spunti su cui riflettere - e su cui il lettore farebbe bene a ragionare su, quali che siano le conclusioni a cui arriverà. Personalmente, trovo che i brani più significativi stiano non nell'architettura o nel "metodo" di questo libro-conversazione, quanto piuttosto nelle improvvise pieghe, quelle più personali, che prende il suo discorso.

Così, mi sembra produttiva e fondante la risposta che Mauri dà all'allora cardinal Bergoglio, di cui riporta un passo:

"Sarebbe una discriminazione ingiusta nei confronti del matrimonio e della famiglia attribuire al fatto privato dell'unione tra persone dello stesso sesso uno status di diritto pubblico."
Orwellianamente ben giocata.
Io, al contrario, direi che sarebbe una discriminazione ingiusta nei confronti delle coppie dello stesso sesso attribuire al fatto privato del pregiudizio omofobo uno status di diritto pubblico.

Ecco, a prescindere dall'originalità o meno delle sue risposte, mi sembra che Sebastiano Mauri sia genuino e acceso da sincero entusiasmo e si apra al suo lettore con il suo patrimonio umano, Il giorno più felice della mia vita, se non come un prontuario di argomenti e di risposte, andrebbe preso per quello che è, garbata e piacevole testimonianza di uno spirito aperto e militante.

- Sito web di Sebastiano Mauri

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