Brokeback Mountain di Ang Lee

[LGBTQI] Così cosa c'è rimasto? Brokeback Mountain! Tutto nasce e finisce qui, a noi non resta altro.

Tra Jack Twist (Jake Gyllenhaal) e Ennis Del Mar (Heath Ledger) c'è una forte intesa fisica e un paesaggio incantevole quanto desolato. È il loro luogo di ritrovo negli anni, anche quando entrambi si sposeranno: prima Ennis, con Alma (Michelle Williams), poi Jack, con Laureen (Anne Hathaway). L'uno e l'altro si ritaglieranno giorni di paradiso che però avranno sempre il sapore di uno scarto: è questo che Jack rimprovera all'amante, la mancanza di coraggio di vivere questa storia fino in fondo, anche se - a suo dire - il modo ci sarebbe. È vero, è il Wyoming e siamo negli anni Sessanta (poi nei Settanta), eppure c'è in Ennis un rifiuto che va ben oltre le difficoltà obiettive, c'è la sensazione di essere fortemente inadatti a vivere, in fondo, come si vuole.

Brokeback Mountain (2005) di Ang Lee è ormai un classico del cinema che affronta l'amore tra due uomini. Ma Annie Proulx, l'autrice del racconto su cui si basa la sceneggiatura di Larry McMurtry e Diana Ossana, afferma di non aver scritto una storia d'amore, bensì una storia di omofobia. A partire da questa dichiarazione, possiamo provare a leggere i dialoghi serrati tra i due protagonisti - un unico scambio ininterrotto - e i silenzi che si insinuano tra loro e gli altri personaggi. Seguire Brokeback Mountain è qua e là faticoso, perché è lungo, o almeno molto "dilatato", parecchio vi rimane inespresso, e nello stesso tempo troppo "facile", guidato fino all'intuizione dello spettatore; direi addirittura che quest'afasia rende l'incomunicabilità dei desideri, se possibile, ancora più drammatica. In effetti Jack ed Ennis sembrano provenire da due diversi mondi del desiderio, l'uno appassionato, esuberante, vitale e generoso, quanto l'altro incapace di abbandonarsi del tutto all'amante, sempre ossessionato dal pericolo, se non dal peccato:

Jack: Quanto può durare?
Ennis: Finché riusciamo a restare in sella. E per noi non ci sono redini.

Il rodeo, che è la realtà esistenziale di Jack, diventa per Ennis allegoria tragica di una vita in bilico: questi non ha un credo, un'idea che possa giustificare il suo blocco, eppure vive i suoi appetiti sessuali con l'ingordigia di chi non sa gustarne il sentimento autentico che pure sgorga da lui. Ennis non è anaffettivo, è di una fragilità che, se a volte irrita, a tratti commuove anche, ma rifiuta di donarsi, si tiene come in un angolo, incapace di comunicare. Per contro, Jack si spreca con ottimismo in una relazione destinata a non avere seguito: il suo sguardo fresco e ingenuo da adolescente innamorato lo rende amabile, ma quel giovane è l'altra faccia di una cecità che prende entrambi. La tragedia è dietro l'angolo e che si acquatti nel non detto, piuttosto che nell'addio tra i due uomini, è parte di quell'intenzione originaria. L'orrore, il rigetto, l'odio prendono il posto di qualsiasi forma di pietà e d'amore a Brokeback Mountain, ovunque si trovi, lontano dagli altri.

Brokeback Mountain di Ang Lee è un film cesellato su questo silenzio, come scolpito scena dopo scena in una fotografia bellissima, così folgorante nelle singole soluzioni da smembrare ancor più la ripresa registica, che rischia qua e là di dissolversi in una serie di ritratti e cartoline da manuale e di accompagnare, in questa singolare intermittenza, una storia senza sviluppo e, va da sé, senza nessun possibile lieto fine.

Roberto Oddo

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