Mambo italiano di Émile Gaudreault

[LGBTQI] Il bell'Angelo (Luke Kirby) chiama una linea amica gay per cercare una soluzione: figlio di emigrati italiani (meridionali), Gino (Paul Sorvino) e Maria (Ginette Reno), tutto si poteva permettere, tranne che di essere omosessuale. Invece, non solo lo è, ma intreccia pure una storia con Nino (Peter Miller, suo ex compagno di scuola, nonché figlio di una cara amica di famiglia, Lina (Mary Walsh). Come se ciò non bastasse, i due vengono colti sul fatto da Anna (Claudia Ferri), sorella di Angelo, ingenerando nella famiglia quel tanto di confusione in più che garantisce la commedia.

Mambo italiano (2003) di Émile Gaudreault è una commedia che fa dei pregiudizi il suo fulcro: è una commedia di pregiudizi e sui pregiudizi in merito alle famiglie italiane residenti in America e l'immagine che ne emerge non è quel che si può definire "edificante". Scritto per far ridere, o almeno sorridere, a ogni costo, Mambo italiano è un film simpatico e ruffiano, che protesta innocenza e non risparmia niente e nessuno: né le nevrosi esplosive della famiglia tradizionale incapace di accettare la modernità; né l'omofobia interiorizzata del poliziotto belloccio che tiene troppo alla sua uniforme e alla sua immagine per aprirsi al mondo e perciò sceglie la procace amante che gli si presenta, Pina (Sophie Lorain); né la generosità dirompente dei meridionali o la cattiveria in certe relazioni di amicizia.

In definitiva, si direbbe che Mambo italiano - scritto dallo stesso Gaudreault con Steve Galluccio - non faccia altro che capitombolare a furia di materiali buoni per qualche popolare sceneggiata. Eppure, la sua teatralità esuberante - che fa il paio con una fotografia a colori molto saturi e geometrie nitide - tutto sommato salva l'operazione, rendendola comunque gradevole. Anche se non mancano le cadute di stile e facilissime concessioni romantiche, con Mambo italiano si ride parecchio, con un film che aspira a toccare un po' tutte le tematiche più significative del cinema a tematica omosessuale e nondimeno vuol essere ironico e disimpegnato. Comunque, non può che rimanere sempre quel simpatico tocco liberatorio da pomeriggio domenicale mainstream.

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