My Beautiful Laundrette di Stephen Frears

[LGBTQI] My Beautiful Laundrette (1985) di Stephen Frears, primo lungometraggio scritto dal famosissimo romanziere anglopakistano Hanif Kureishi, è un film immaginifico e importante. Protagonista assoluto è Omar (Gordon Warnecke), giovane pakistano che vuole fare fortuna in una Londra thatcheriana ancora colonialista nell'animo. Suo padre Hussein (Roshan Seth) ha dovuto rinunciare alla brillante carriera di giornalista, mettendo a repentaglio anche il futuro del ragazzo. Questi viene assunto nell'autolavaggio di Nasser (Saeed Jaffrey), lo zio che invece è riuscito a inserirsi nel giusto circuito dove si fanno i soldi. Omar però è ambizioso e, dopo aver dato prova di essere degno di fiducia, chiede al fratello del padre di potersi occupare della sua lavanderia a gettoni, ormai in caduta libera. Una sera incontra per strada una sua vecchia fiamma, Johnny (Daniel Day-Lewis), e gli chiede di partecipare all'impresa: insieme, i due, daranno una tale prova di saperci fare che Nasser non potrà che affidar loro il locale. Tuttavia un altro pakistano, Salim (Derrick Branche), nutre nei confronti di Omar e, in special modo, del suo amico dei dubbi e una sincera ostilità.

Bisogna anche dire che Johnny non fa proprio nulla per farsi amare: pur londinese, frequenta una malavita da sobborghi, multietnica e molto poco rassicurante. Il fatto di mettersi al servizio dei pakistani lo mette in cattiva luce anche con la sua compagnia, che non sa perdonargli di essersi prostituito agli ex colonizzati. Il giovane è, in definitiva, un escluso sotto ogni aspetto e incapace di integrarsi appieno. Anche il suo contributo al lavoro della lavanderia è manuale e lo si vede più distruggere che ricostruire. In più, quando Nasser metterà alla prova la sua fedeltà, lo coinvolgerà in uno sgombero forzato di un appartamento occupato da un povero disgraziato, esattamente come all'inizio del film si vede lo sfratto violento subito dal ragazzo. Di contro, Omar è figlio di una cultura diversa da quella del padre: crede nel guadagno, pur non sentendosi appartenente allo stile di vita - patriarcale e più che in odore di mafia - dello zio, punta tutto sul lavoro e sulla capacità di produrre ricchezza, spesso andando contro le resistenze di Johnny da un lato e la diffidenza di Salim dall'altro. Ad aggravare la sua posizione c'è il rifiuto di sposare la cugina Tania (Rita Wolf), figlia di Nasser.

My Beautiful Laundrette è, dunque, un film sugli emarginati e su una realtà problematica e composita in una Londra in rapida trasformazione. Tuttavia, questo piccolo gioiello di Stephen Frears, che pure affonda a piene mani nella descrizione di fatti, persone e luoghi, non ha proprio nulla di neorealista: il modo in cui la regia affronta la scrittura di Kureishi è visionario è fantastico, a partire dai suoni (molto più ricchi e interessanti nell'originale che nel doppiaggio italiano), passando per un montaggio fatto di piani sequenza mediolunghi sottolineati da brevi immagini con frequenti inquadrature inusuali, fino a una descrizione delicata e insieme sincera della storia d'amore tra Omar e Johnny. Le scene in cui i due, come amanti, sono protagonisti, sono esplicite e belle, insieme delicate e accese, sorrette da un'eleganza e da un'ironia che a giusto titolo hanno fatto guadagnare a My Beautiful Laundrette il titolo di classico amatissimo dalla comunità LGBTQI.

Roberto Oddo

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