Teoria del gender

[LGBTQI] Lo ammetto, mi chiedo come immaginino la nostra vita di persone LGBTQI i vari frequentatori delle Sentinelle in Piedi, Manif pour tous, ProVita, ecc. Tipo, dentro una sauna:

- Ehi, sei carino, come ti chiami?
- Glazie, tesolo, io sono Lobelto... lo sai che sei fa-vo-lo-soh?!
- Dai, ché ho voglia... dove hai studiato gender?
- A Oxfuck, e tu?
- Ah, Oxfuck, ho capito... beh, io sono laureato ad Hardhard.
- WOOOW! Ne ho conosciuti un sacco di là, ce lo avete enooooolme!
- Sì, e voi invece pubblicate saggi con le note a fondo libro anziché a piè di pagina. Lascia perdere, va’, cerco altro.
- Peccato tesolo.

Perché è ovvio, di cosa vuoi discutere mezzo nudo e presumibilmente parecchio arrapato in un cinema porno, in una dark room o in altri così prestigiosi luoghi di cultura?

Oppure no. Oppure noi siamo le povere vittime da compatire di un grande complotto gender, addestrati da occulti carnefici che, in una gaya visione notturna, ci informano del nostro infame destino e ci dettano le tavole della legge gender: creature infrociate altrimenti non capaci di esistere in natura ricevono in wi-fi o in bluthooth il manuale per compromettere la famiglia naturale attraverso divorzi, aborti e naturalmente fornicazioni indegne con mariti quanto mai irreprensibili. Il dialogo di cui sopra, allora, verrebbe tradotto in termini di “quante famiglie hai rovinato? ne hai le prove? e quanti bambini hai plagiato? dove sono i punti in-fedeltà*?” - chissà che, appena finita la tessera, tu non abbia una sessione riservata con Jon Kortarajena in pieno deliquio ormonale.

Indottrinati dal gender da terrificanti visioni a forma di feroci pinguini covatori di uova, passiamo a nostra volta a omosessualizzare il mondo, incuranti di una lista di attesa che, nel mio caso, vedrebbe in prima fila i bonazzi, il resto verrebbe dopo: ma tant’è, la missione viene prima del piacere e quindi procediamo sistematicamente alla destrutturazione della società, dopo aver preso possesso di tutti i punti chiave della vita moderna: banconi di apericena, studi di architetti, poltrone dei talent-show di Maria De Filippi e consolle di costosissimi coiffeur. Naturalmente noi non siamo a conoscenza del fine di tutto ciò, agiamo come automi.

Però, per fortuna, un hacker di associazioni in difesa della natura e dei feudi di sempre ha intercettato la trasmissione dati con i quali noi siamo stati resi gay e ora giustamente ha definito la teoria del gender. Registi di apocalittici scenari, ci affidano le parti dei cattivi in sceneggiature cruente con sabba notturni e anche diurni. Ecco che il gaydar non è più quello strumento quasi innocuo che diciamo essere, ovvero l’antenna che ci consente di vedere se il manzo che passa è disponibile o meno a infrattarsi con noi e dentro di noi invece di tirarci un pugno in faccia (gran danno, perché poi non siamo più carineh): noooo!, il gaydar sarebbe invece il ricevitore satellitare di precise direttive al fine di entrare dentro il sistema operativo “Famiglia 2015” e sovvertire il mondo.

E, naturalmente, non c’è modo di sfuggire a questi impulsi distruttivi: i pinguini non hanno pietà di noi, ci costringono a stampare una ricchissima bibliografia gender, che è sotto gli occhi di tutti, ed è ovvio che tutti i gay, le lesbiche, le/i trans, gli intersessuali e altre strane creature mitologiche sintetizzate nella formula magica LGBTQI siamo coinvolte in questo processo. Poi ci sono gli stilisti moderati di cui per fortuna i fautori della famiglia sono riusciti a impossessarsi: ma sono casi rari, tutti gli altri siamo legati senza speranza a questa teoria del gender rispetto alla quale è necessario alzarsi e, cercando le parole in un libro (dinanzi al cui numero si rimane ammutoliti), dire no, difendere il diritto al dissenso.

Dissenso, va da sé, dal quale non si può dissentire, a meno di non essere corrotti e corruttori.

* Devo la felicissima correzione punti fedeltà ---> punti infedeltà all'amico R.A., che ringrazio!


Roberto Oddo

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