Antologaia di Porpora Marcasciano. Vivere sognando e non sognare di vivere: i miei anni Settanta

[LGBTQI] Leggere Porpora Marcasciano mi ha rigenerato: inarrestabile e dissacrante, una delle transessuali più importanti per i movimenti LGBTQI d’Italia ci offre in Antologaia (2014) un esempio di memorialistica sugli anni Settanta e dei primi anni Ottanta che dovremmo custodire gelosamente perfino per i suoi eccessi. Anni delicati, quelli, che seguono il boom economico, accompagnano una delicata stagione terroristica e sfociano nel buio degli Ottanta; anni raccontati finora poco e attraverso percorsi molto tortuosi e poco accessibili, anni resi lirici dalla penna dolorosa di Pier Vittorio Tondelli e passati tutti sulla pelle di persone che oggi non ci sono più oppure non sempre racconterebbero la loro storia. Di quelle esperienze un giovane (e anch’io, nato nel 1975) con difficoltà può farsi un’idea globale, se non con un percorso di ricerca storica che fa, dell’acquisizione di un’identità sessuale nel suo insieme, anche il saldo possesso di una coscienza civile.

In realtà, non so dire se, in questa fase di sintesi, sia necessario od opportuno partecipare a quest’atto di scrittura della nostra storia oppure proseguire con un percorso autonomo: se c’è una cosa che è chiara dalle pagine di Porpora Marcasciano, infatti, è che tutto il movimento di liberazione omosessuale e transessuale italiano è stato fatto sulle barricate e trova un suo atto fondante nella rivolta di Stonewall Inn del giugno 1969 a New York, con quella famosa bottiglia che Sylvia Rivera gettò su un poliziotto. A cercar bene, ci sono circostanze più lontane e che non vengono per forza da oltreoceano, ma quel che è certo è che, nel saldare gli eventi che crearono un fronte comune nelle persone LGBTQI, oggi si individuano date e personaggi a noi più vicini legati a battaglie ben più estese per i diritti civili nel secondo dopoguerra. Quello che manca oggi sono proprio il supporto teorico e la prassi politica fondativi di una nuova presa di coscienza forte e matura. Su questo aspetto, Porpora Marcasciano insiste continuamente, come quando scrive:

Dopo la prima fase che aveva visto la nascita del FUORI!, c’era l’esigenza di fare un passaggio ulteriore, aprirsi a un’area politica più ampia, mettere in relazione l’esperienza gay con il movimento rivoluzionario. Uscire da quel limite che poneva la questione omosessuale al centro delle proprie lotte e aprirsi al sociale, coniugando la propria esperienza con una lotta più ampia per i diritti. Parlo spesso di omosessualità e rivoluzione perché in quel periodo era spontaneo farlo, diciamo anche scontato, visto che la negazione dei gay veniva dalle destre conservatrici, dai borghesi contro i quali era schierato non solo quel movimento ma tutta la grande articolata sinistra ancora viva, forte e vegeta.

O, proprio a conclusione di Antologaia: 

In Italia, alle prese con i mille problemi, con una realtà ormai ostile a noi frocie, non abbiamo avuto modo di elaborare un nostro pensiero, una cultura che non fosse quella noiosissima della discoteca, una riflessione sulla nostra esperienza, una ricostruzione della nostra storia. È vero anche che fino ad ora ci siamo state troppo dentro per riuscire a staccarla da noi e vederla con oggettività e chiarezza. Ho la sensazione che manchi, più che la conoscenza, la coscienza di quei complessi passaggi.

Ho scelto due passaggi che potranno quasi sembrare arbitrari nella vasta messe di pagine estremamente incisive per l'odierna “coscienza” (leitmotiv di questo libro) di un militante LGBTQI. La prosa di Porpora Marcasciano, a dispetto di diversi refusi editoriali, è di una linearità incisiva e, talvolta, dolorosa. Ci sono pagine che andrebbero ripensate, come quella sul Pride oppure il paragrafo Angoscia e autocoscienza, e affisse come capezzale in termini di testimonianza viva e bruciante di una storia alla quale in molti non sentono di appartenere. Di tutto quel mondo, rimane traccia nelle storie di persone indimenticabili e in un lessico esuberante e liberatorio che va, anche quello, assimilato come parte di un’esperienza. Se, per esempio, oggi non è necessario, e forse davvero non lo è, femminilizzare gli omosessuali (finocchiefrocie), va anche detto che questa lingua scheccheggiante è componente attiva e fa-vo-lo-sa di una precisa ricostruzione identitaria: anche chi non voglia assumerla per sé (per me è solo parte di un dialogo scherzoso e semiconfidenziale) la comprenderà senz'altro in un libro di memorialistica.

Perciò chi, estraneo (anche tra gli omosessuali) alle lotte che le persone LGBTQI hanno dovuto affrontare per far valere i loro diritti, troverà forse fastidiosa questa scelta linguistica, dovrà fare i conti con un attivismo che non cede di fronte a nulla e non lascia un attimo di respiro. Porpora Marcasciano, cioè, rivendica con orgoglio e con militante naturalezza la sua identità e, quando racconta delle sue amiche senza tetto o senza tette o degli ostelli della gaietù, costringe il lettore di oggi a fare i conti con una realtà impietosa, fatta di persone che vogliono essere fino in fondo quello che sono e non intendono a nessun costo cedere la loro piena  cittadinanza. Non è possibile, cioè, prescindere da quell’esperienza, da quel modo di vivere sognando e non sognare di vivere (come recita il sottotitolo di questo libro autobiografico). E, che non sia un caso, ma una scelta, questo discorso rivolto in particolare a chi per scelta o/e per età non sia rimasto coinvolto in quella rivoluzione degli anni Settanta, lo dimostra la struttura di Antologaia: in calce al volume, Porpora Marcasciano ha voluto una serie di appendici a mo’ di wikifrocia, sulla discografia, i personaggi, le parole chiave, quei concetti che - parte del suo ragionamento - potrebbero essere poco familiari al lettore non “impegnato". L’auspicio, si intende, è che l’impegno a garantire la propria dignità e ricada su una forma di generosa donazione di sé per i diritti civili di tutti.

Roberto Oddo

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