Edoardo II di Derek Jarman

[LGBTQI] Un castello medievale come quelli che può visitare un turista dei nostri giorni: grandi stanze sgombre, dalle pareti scalcinate, echeggianti di passi e di fantasmi. Uno sfondo neutro e come inanimato, attraversato da corpi che brulicano di passioni: desiderio, odio, rivalsa. E un re, un nuovo re, Edoardo II Plantageneto (Steven Waddington), che ha un favorito in Gaveston (Andrew Tiernan), si trova la corte dei pari contro. Il “mignone”, infatti, non ha sangue blu e i nobili vedono in lui un pericoloso avversario dei loro privilegi, in particolare dell’influenza che senza di lui avrebbero a corte. Edoardo II, infatti, è del tutto assorbito dal favorito, straordinariamente bello e capace di distogliere il re anche dalla moglie Isabella (Tilda Swinton). La donna, che dapprima mostra fedeltà sincera al marito, s’invaghisce però del giovane Mortimer (Nigel Terry), uno dei più acerrimi nemici di Gaveston: poco alla volta, il piano per liberarsi del ragazzo diventa una guerra civile, che arriva a coinvolgere con alterne vicende anche Kent (Jerome Flynn), fratello di Edoardo, indeciso sul partito da appoggiare. È una lotta tra forze avverse dello stato, con esiti - prevedibilmente - catastrofici.

Edoardo II (1991, tit. or. Edward II) dell'inglese Derek Jarman è la riduzione cinematografica del dramma omonimo di Christopher Marlowe, il drammaturgo elisabettiano che si contendeva la palma di miglior scrittore per il teatro con Shakespeare. Ma è molto di più: nella sceneggiatura - dello stesso Jarman insieme a Steven McBride e Ken Butler - c’è una volontà precisa di farne un film militante quant’altri mai. Gaveston, con la sua energia erotica, è il rappresentante di un popolo omosessuale che si dichiara e manifesta per la sua libertà e infatti i monologhi del re e del suo amato sono spesso accompagnati da movimentati e corali cortei da gay pride. Se J. Rodolfo Wilcock nega addirittura ogni tipo di coinvolgimento sessuale tra Edoardo II e Gaveston nel testo di Marlowe (ciò che a me sembra assurdo), Jarman va - com’è prevedibile - ben oltre la semplice liason dangereuse tra i due uomini. La guerra intestina che insanguina il regno di Edoardo II (compreso, nella storia d’Inghilterra, tra il 1307 e il 1327) viene depotenziata della sua pregnanza originale e perfino di quella drammaturgica, per essere risemantizzata in una esplicita, audace e arrabbiata (angry) guerra per i diritti civili.

L’erotismo, un erotismo sanguigno, nervoso e a tratti freddo e brutale, cifra stilistica del cinema di Derek Jarman, è la forza su cui si dipana tutto Edoardo II, a partire dalla scena iniziale. Il regista sceglie di sottolinearlo con una fotografia che associa al nero (quasi onnipresente) dello sfondo luci monocromatiche, in particolare il blu e il rosso, che sottolineano con le loro ombre l’azione e i corpi. Per quanto la composizione delle inquadrature sia in prevalenza simmetrica, le immagini non soffrono mai di staticità per via di una rottura degli schemi fissi davvero elegante e, direi, questa sì, eccitante. Non è raro vedere nei film di Derek Jarman sequenze che anticipano il physical theatre dei DV8: energico, dissacratorio, lussurioso; e però c’è anche una forza tutta classica, basata sulla dizione, su un eccellente teatro di regia e di parola. Al di là di un linguaggio visivo che si serve di forti “attualizzazioni”, la cosa che stupisce di più è la capacità di coniugare il testo di Marlowe, ripreso con la fedeltà e l’amore del filologo e ridotto all’essenziale dei suoi splendidi versi, dandogli una nuova veste, una forza magari storicamente determinata, ma che è tutta di Jarman. Non è un caso che parliamo di film d’autore: piaccia o meno, e anche se non si condivide l’operazione (ciò che è possibilissimo), Edoardo II è un vero gioiello e un capitolo di primaria importanza nel cinema militante della cultura omosessuale.

Roberto Oddo

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