Omofobia e "in privato"

[LGBTQI] Sempre più spesso sento dire che, certo!, non c'è nulla di male a essere gay in privato: ci mancherebbe altro. A nome di tutte le persone LGBTQI, mi sento in dovere di prostrarmi e ringraziare tutti per la regale concessione (spero sia provvista di bolla papale, però): adesso abbiamo uno spazio tutto nostro dove poter peccare e attendere favolosamente l'inferno. Vorrei soltanto che qualcuno ci spiegasse il senso di quell'in privato, in modo da non disubbidire nostro malgrado: la disubbidienza civile, specie quando riguarda pretese simili, è deliberata ed esplosiva.

Se ora io e il mio ganzo di turno ci infrattiamo in una camera d'albergo, siamo in privato o in pubblico? Certo, non siamo in mezzo alla strada, ma ci siamo presentati a delle persone in una struttura rivolta al pubblico con la richiesta di confinare uno spazio e un tempo tutto per noi. E, se invece abbiamo la fortuna di avere una casa, a che punto dobbiamo lasciare la mano dell'altro? Va bene sul pianerottolo, o già negli spazi comuni del mio palazzo rischio di fare esibizionismo? Ed è la stessa cosa se l'indecente contatto avviene di giorno o solo da mezzanotte all'alba? Per saperlo, a quale tipo di legislazione o regolamento dobbiamo attenerci per individuare ciò che è privato e ciò che invece, in quanto pubblico, ci deve essere precluso dalla benevolenza di alcuni? Lo chiedo perché l'espressione inglese coming out sottintende of the closet - e chi fa coming out ne esce per intero e ne esce fiero, non accetta di tornare nell'armadio o nello sgabuzzino.

Essere persone LGBTQI in pubblico significa camminare sotto il sole e sotto la luna, da soli o in compagnia, dirsi o non dirsi, ma negarsi mai: negarsi significa isolarsi rispetto a uno spazio e a un tempo che sono di tutti. Essere è sempre essere in relazione e non si possono confinare in una private room certe espressioni della mia persona, equiparandole a esigenze fisiologiche, e delle più mefitiche. Non sono lo scheletro nell'armadio di nessuno e non ci tengo a essere più digeribile di quel che sono optando per l'incognito.

Essere è essere senza compromessi e spetta a ciascuno di noi orientare il discrimine tra pubblico e privato. Questo è il gay pride: l'autodeterminazione e la libertà di essere ora, di tutti, in privato e in pubblico. O, se si vuole, gay pride è l'orgoglio di partecipare alla vita sociale per quello che siamo e per stare sullo stesso piano di tutti.

Post più popolari