Pedro Almodóvar, La Mala Educación

[LGBTQI] Madrid, 1980. L’attore Ángel Andrade (Gael García Bernal) si presenta da Enrique Goded (Fele Martínez) per chiedergli se possa lavorare in un film qualunque del suo studio e proporgli una storia, scritta da lui, sulla loro vecchia vita insieme in collegio. Dapprincipio il regista è perplesso e vuole liberarsi di quel giovane, che quasi non riconosceva, poi però legge La visita e rimane colpito dalla forza evocativa di momenti che erano stati accantonati. Nel racconto, si parla di un giovane drogato e transessuale, Juan (lo stesso Bernal), che, per vendicarsi delle violenze subite a scuola, torna a ricattare il suo vecchio professore di letteratura, padre Manolo (Daniel Giménez Cacho): vuole da lui un milione di pesos per poter vivere decentemente e completare la transizione da uomo a donna. Entrato in chiesa al termine della messa, mentre l’amico Paco (Javier Cámara) ruba oggetti sacri, il ragazzo, in abiti femminili, con il nome di Zahara si spaccia per la sorella di Juan e si chiude in sagrestia con il sacerdote per iniziare la sua “opera di persuasione”.


Presente e passato, realtà e finzione narrativa si intrecciano in La Mala Educación (2004), una tra le opere più forti di Pedro Almodóvar. Interamente fondato sulle passioni forti (e pasión è proprio la parola prima dei titoli di coda), La Mala Educación non è per l'esattezza un film di denuncia, ma ancora una volta una storia di persone e di desideri, una storia di identità costruite, rubate, difese, offese; è una storia di menzogne e di ricostruzioni, di ricerca del proprio passato e di rivalsa. Parla di un cambiamento personale e sociale, dalla Spagna della dittatura di mezzo secolo, evocata da brevi e semplici cenni, alla Spagna definitivamente post-franchista, un Paese nuovo che sembra offrire nuove possibilità. A un certo punto cambia perfino il narratore della storia, che diventa il vero ex professore di letteratura di Juan, Manuel Berenguer (Lluís Homar) e con lui la versione dei fatti. Ma la vicenda non muta i suoi toni e la tensione, piuttosto che scemare, arriva al parossismo.

In quel suo volere parlare “solo” di Angel, Juan, Enrique e di vendetta, La Mala Educación di Pedro Almodóvar, con le sue tinte forti, con le sue inquadrature splendide, pulite, geometriche ed elegantissime, con il suo occhio puntato sulla bellezza maschile (in particolare quella di Gael García Bernal), finisce senz’altro con l’additare un sistema formativo malato, corrotto, e in definitiva, disastroso. Forse in modo troppo autoreferenziale, com’è tutto il suo personaggio, Juan lo dice già di sé, di essere un prodotto di quel collegio, di quella vita segreta e di quell’educazione cattolica malsana e ipocrita e di non avere rimedio. Su di sé, il giovane tossico sente incombere la fine, il termine di un cammino che sembrava a un passo dall’avere finalmente uno sbocco: proprio quando stava per riuscire, attraverso minacce e ricatti, quegli stessi mezzi odiosi della sua infanzia, ecco che finisce la sua storia e comincia il film.

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