Regina Satariano per l’IDAHOT a Palermo

a Nicola D’Ippolito
in memoria

[LGBTQI] Il 17 maggio a Palermo non si è tenuta una grande manifestazione di piazza, un evento che radunasse la comunità civile attorno alle vittime dell’omotransfobia. La città si è raccolta invece il 14 maggio, in una veglia voluta e organizzata dal gruppo di omosessuali cattolici “Ali d’Aquila”: corteo durante il quale, con la bandiera arcobaleno in mano, ci ha lasciati Nicola D’Ippolito, una delle figure più rappresentative dell’attivismo palermitano. Per l’IDAHOT (International Day Against Homophobia and Transphobia), invece, pur in tempi ristrettissimi, la Rete degli Studenti Medi di Palermo è riuscita ad organizzare all’Arci "Porco Rosso" (Piazza Casa Professa 1) un incontro con Regina Satariano, responsabile del consultorio e una delle due figure chiave del M.I.T. (Movimento d’Identità Transessuale), in seguito alla scomparsa di Marcella Di Folco (l’altra persona chiave è Porpora Marcasciano, che sarà presto a Palermo per presentare la nuova edizione della sua Antologaia). La chiacchierata è stata introdotta e moderata da Massimo Milani, volto di spicco, sempre presente e sempre in prima linea del movimento LGBTQI siciliano (e non solo).

La serata, iniziata con un applauso per Nicola D’Ippolito, ha avuto nell’ospite l’assoluta protagonista e ha coinvolto tutti i partecipanti in una pacata e densa conversazione sulla situazione, in particolare, della transfobia in Italia. Regina Satariano ha parlato della sua esperienza a capo del consultorio, raccontando brevi episodi - molti dei quali saliti alla ribalta della cronaca - attraverso i quali si è potuto testare il disagio sociale che circola intorno all'espressione e all'identità di genere. Regina SatarianoLe diverse risposte di parenti e amici, sono quasi sempre imprevedibili e perlopiù ostili, di fronte a una transizione o a chi ridefinisce il proprio genere nel corso della vita; in più, spesso il resto della comunità - ivi compresa, talvolta, l'associazionismo LGBTQI - si mostra sorda e piuttosto lenta a recepire le esigenze e perfino le proposte delle persone transgender. Allora, come si è sottolineato con energia durante tutto l'incontro, tre sono gli aspetti importanti di un'azione che sia incisiva e riuscita.

Innanzitutto, la scelta di un percorso personale che sia autenticamente politico: un percorso che, come si è ribadito, non può essere in nessun caso obbligatorio, e d'altra parte è l'unica risorsa capace di colmare quel vuoto di rappresentatività che altrimenti danneggia tutti. Si tratta di una partecipazione che non lasci posto a forme di delega e che sia, insieme, narrazione di una propria esperienza: nessuno scopo autocelebrativo, va da sé, soltanto l'importanza di testimoniare chi si è... e, semplicemente, che si esiste. I transessuali non sono creature mitologiche, sono persone con un vissuto che ignoriamo e che invece farebbe bene a tutti conoscere; e soprattutto sono persone con la volontà di vivere la loro vita, di prenderne pieno possesso, come qualunque altro essere umano.

Accanto a quest'esigenza di intervento personale, sta l'impegno di tutta la comunità civile. Dobbiamo innanzitutto disinnescare questo luogo comune in base al quale chi si impegna per i diritti delle persone omo-, bi-, trans- e intersessuali sia in qualche modo coinvolto in un orientamento "diverso", in una qualche disforia di genere o nell'incerta attribuzione di sesso (e la serata all'Arci "Porco Rosso" ne è stata una prova luminosa). Semplicemente ciò non è vero. C'è una larga fetta di comunità civile che è interessata a farsi carico di questa battaglia, a prescindere dal proprio cis-genere (l'aderenza dell'identità di genere al sesso biologico) o dall'attrazione per persone dotate di altri organi genitali. Solo attraverso un fronte comune sarà possibile abbattere pregiudizi e resistenze verso le persone LGBTQI, ma anche le idiozie pseudoscientifiche vendute a destra e sinistra, come la teoria del gender e tutti gli attacchi veteroclericali che minano i diritti di tutti e collocano l'Italia agli ultimissimi posti nella scala del benessere per l'intera popolazione.

Massimo Milani, "la Massimona"
Un terzo aspetto, consequenziale e forse ancora più significativo, è l'intervento e la testimonianza nelle scuole. A tal proposito, per tutto l'incontro si è sottolineata l'importanza dell'organizzazione dell'incontro da parte di alcuni ragazzi della Rete degli Studenti Medi, che non può non riempire di gioia e di speranza. Le occasioni per presentarsi negli istituti di ogni ordine e grado, infatti, sono spesso ostacolate da mozioni dei genitori o resistenza di presidi e docenti a dir poco refrattari, nonostante spesso le richieste di incontri simili vengano, e con insistenza, dagli stessi alunni (a me, a scuola, è successo dopo il coming out). I ragazzi, insomma, vogliono essere informati e non accettano passivamente dogmi sconclusionati dall'esterno o ipocrite rassicurazioni sanitarie - ovvero "medicalizzate" più o meno corrette. I giovani vogliono entrare nel merito delle cose e confrontarsi. Per questo la battaglia contro il DDL "La buona scuola" è uno di quei campi che deve vedere le persone LGBTQI "disperse" tra chi lotta per un Paese più giusto, umano e rispettoso di tutti. Perché, come sottolineava Luigi Carollo di "Articolo 3" in sala, se è vero che dei diritti civili è l'intera comunità che deve farsi carico, non è meno giusto che non solo sui diritti civili ciascuno di noi è chiamato a intervenire sulla società, a prescindere da orientamento e identità sessuale. I diritti sono di tutti e la società siamo tutti.

Roberto Oddo

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