The Importance of Being Earnest di Oliver Parker

The Importance of Being Earnest (2002) è il film che Oliver Parker ha tratto dall'immortale e scintillante commedia omonima di Oscar Wilde. Per i puristi, va detto che, su un piano drammaturgico, si tratta di una riproposizione fedelissima al testo originale, che unisce all'ironia e al genio di Oscar Wilde un cast più che rodato. Protagonisti sono, infatti, Rupert Everett e  Colin Firth nei panni, rispettivamente, di Algy e Jack, i due "amici-fratelli" sbruffoni e galanti innamorati di Cecily (Reese Witherspoon) e Gwendolen (Frances O'Connor), e Judi Dench che interpreta l'altera lady Augusta, madre di quest'ultima e zia di Algy (per non parlare di Tom Wilkinson che si ritaglia la sua parte d'onore con il Dr. Chasuble). Tra una battuta e l'altra, tra un equivoco e quello immediatamente successivo, la vicenda procede con garbo e simpatia, sottolineando l'acume e l'elegante paradosso di una scrittura eccezionale.

La vicenda, che ruota tutta attorno al desiderio di un uomo di nome Earnest - che vuol dire serio, scrupoloso, sincero come aggettivo, ma anche pegno e caparra come sostantivo - è la parodia di una ricerca molto in voga nell'Inghilterra vittoriana (e non): quella di qualcosa, di qualcuno di affidabile, però attraverso il continuo rimando a un doppio giocoso della commedia tradizionale. L'unica garanzia di questo fantomatico "E(a)rnest" sta nel suono di un nome che seduce e che non dice quasi nulla, anzi è svuotato della sua importanza sociale e, senz'altro, giocosamente mortificato nella sua pregnanza etica. In questo scanzonato jeu de massacre, che non risparmia né le abitudini, né i cibi, né la salute, la verità e l'onore sono i primi valori a perdere la loro presa perfino sull'arcigna Lady Augusta, quando occorre sacrificarli all'arguzia di una battuta perfetta.

Oliver Parker sceglie una strada di sicuro successo in un'ambientazione galante e in costumi d'epoca, senza però il peso di un'Inghilterra troppo sacrificata: prevalgono le scene luminose e variopinte, ma garbate, gli arredi sobri e gli spazi ampi. Nulla, insomma, che costringa la conversazione dell'aristocrazia a cui appartengono i personaggi - leggera e incapace di qualsiasi virtù o affondo culturale - alla rigidità di un confronto sofferto con l'inamidata e raggelante morale vittoriana. L'esito è quello di un film divertente e gioioso che, per chi ha conosca la commedia di Oscar Wilde, può affiancarsi all'esperienza (sempre auspicabile) della fruizione teatrale e, per gli altri, alla sua godibilissima lettura.

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