Cosa ho fatto io per meritare questo? di Pedro Almodóvar

Cosa ho fatto io per meritare questo? (1984, tit. or. ¿Qué he hecho yo para merecer esto!!) è un archetipo dei film di Pedro Almodóvar: c'è tutto, una folla di personaggi che invadono la scena, ciascuno con la sua nevrotica solitudine, le passioni, la miseria e la ricchezza, i colori e il grigio. Protagonista è Gloria (Carmen Maura), donna che vive in quasi povertà con il marito Antonio (Ángel de Andrés López), tassista odioso e ipocrita falsario, e con Toni (Juan Martínez) e Miguel (Miguel Ángel Herranz), due figli non proprio modello che, alla scuola, preferiscono attività "alternative". Per non parlare della suocera (Chus Lampreave), che appoggia l'egoismo sconfinato e sessista del figlio e ostacola la vita in casa invece di aiutarla. Contro il desiderio del marito, Gloria trova il suo unico sostegno nella vicina di casa, Cristal (Verónica Forqué), una prostituta che vive a sua volta rimediando denaro da clienti ridicoli e noiosissimi. Insieme creano quel ménage à deux tutto femminile che gli estimatori di Almodóvar ben conoscono.

Attraverso una fotografia che privilegia i colori forti e l'alto contrasto per gli interni e la desaturazione - parziale o totale - per gli esterni, Almodóvar dirige questa commedia umana dello sconforto e della disillusione. In Cosa ho fatto io per meritare questo non esiste l'ingenuità, la vita ha già compromesso tutti con i suoi meccanismi e i diversi personaggi vogliono esserne protagonisti. Ciascuno di loro sembra portare avanti una storia che poco o nulla ha a che vedere con quella altrui, non esistono gruppi nei quali riconoscersi, l'esistenza è centrifuga. Lo stesso sguardo di Almodóvar sembra allontanarsi dalla sua Spagna con il fedifrago Antonio, quando questi va a Berlino a trovare il suo amore, Ingrid (Katia Loritz), in una meravigliosa carrellata per la città ferita dal buio della guerra fredda su un set di commovente nostalgia un po' vintage. Sono, però, ancor più il grottesco e l'ironia le armi usate dal regista della Mancha (come don Chisciotte, tanto per dire): l'eccesso si fonde con il buffo e ne nasce un film, ancora una volta, melodrammatico e ritmato, non leggerissimo, ma pieno di quella tanto nota passione laica e temeraria che è tipica di questo meraviglioso cinema.

Roberto Oddo

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