Di cosa parliamo quando parliamo d'amore

Estate. Coppie, coppie al mare, coppie in montagna, coppie che sorridono. I social network diventano vetrine e insieme manuali di narrativa dell’amore: coppie che si formano, coppie che resistono, coppie che si raccontano in vacanza o in attesa che finisca il lavoro o al ritorno in ufficio - tra single orgogliosi/orgogliose, fieri della propria libertà, o tristi e ironici sulla propria solitudine.

Tutti conosciamo o intuiamo, se proprio ci interessano, i retroscena di molte di queste coppie, di questi fotomontaggi della felicità più o meno coniugale. La resistenza di un progetto di vita, la freschezza dell’amore, l’entusiasmo e le rughe. Perché ci si rappresenta sempre felici, in due, sfidando perfino il più temuto dei nemici, ovvero l’invidia? Con che coraggio sfidiamo la sorte?

Con che coraggio sfidiamo il silenzio dell’amico che sa di qualche viltà, bisogna pur che il corpo esulti, di un cedimento? In preda all’effimero, ci immortaliamo in una storia che vorrebbe escludere gli altri e li coinvolge nella pubblicazione sui social, tra ex disillusi e più o meno accoppiati a loro volta, continuiamo a tentare, a raccontare un amore che è voglia di farcela, nonostante tutto.

Non siamo pronti o tanto forti da essere discreti. Sono le regole dell’estate, di una vita intesa come condivisione e, nel bene o nel male, di una speranza di esistere oltre se stessi.


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