Immissioni in ruolo for dummies

[ScuolaNell’estate del 2014, dopo aver aggiornato le graduatorie a esaurimento (le “graduatorie” per antonomasia, quelle della zia che ti incontra a Natale e ti chiede “come sei messo in graduatoria?”... da ora in poi GaE), ho fondato un gruppo su Facebook. Aveva lo scopo di raccogliere tutti i precari abilitati in materie letterarie nella scuola secondaria che, inseriti nelle graduatorie provinciali o d’istituto a Palermo, fossero interessati a conoscere con più rapidità e completezza i movimenti altrui: per un anno, ci siamo spulciati le graduatorie, le abbiamo di volta in volta “ripulite” di tutti i colleghi entrati di ruolo, ci siamo scambiati informazioni su chi insegna altrove, sulle preferenze all’atto delle convocazioni e ci siamo evitati, per quanto possibile, di disperdere le energie laddove non avevamo speranza di lavorare. Il gruppo, che chiamai “Lavorare A043/A050/A051/A052 a Palermo”, ha funzionato e funziona tuttora benissimo, al di là di qualsiasi aspettativa, grazie anche a una squadra di coamministratori attenti (più di me...), capaci ed eccellenti. Il suo successo dipende da una generosa condivisione e dalla chiarezza delle idee: tutti vogliamo lavorare e cerchiamo il modo per garantirci e garantire qualità e continuità del servizio.

In seguito all’approvazione della legge 107/2015 (la “buona scuola”), il concetto di provincia nella suddivisione degli insegnanti non ha più senso. La riforma della scuola, infatti, prevede quattro fasi di immissioni in ruolo: le prime due, dette “zero” e “A”, che coinvolgono entrambe tanto le graduatorie di merito del concorso del 2012 quanto le GaE, rimangono su base - rispettivamente - regionale e provinciale, ma ancora possiamo discuterne. Le altre due fasi, dette “B” e “C”, invece sono nazionali (e, mentre scrivo questo post, si devono ancora svolgere). La fase “B” - che dovrebbe concludersi entro il prossimo 15 settembre - consente l’immissione in ruolo su quei posti che non hanno trovato aspiranti nelle diverse province a iscritti in GaE in tutta Italia che invece non hanno avuto accesso al ruolo. Così, stando al bollettino pubblicato dall’Ufficio Scolastico Provinciale di Palermo, nel capoluogo siciliano sono “avanzati” ben 7 posti in A020 (Discipline meccaniche e tecnologia) di cui potrà beneficiare qualche iscritto in altra provincia che invece non ha trovato collocazione. Si capisce così che il conteggio delle cattedre date in fase "B" non cambia nella sostanza le cattedre disponibili tra fase “zero” e fase “A”, perché parliamo di cattedre residue che non sono andate a ruolo quando avrebbero dovuto. Abbiamo una “coda” nazionale di un’immissione in ruolo che, a livello locale, non ha avuto pieno successo per deficit oggettivo.

E arriviamo alla fase “C”, il jolly, che dovrebbe concludersi entro metà novembre. I posti che verranno assegnati in questa quarta fase sono in effetti in più e, sulla carta, sono davvero tantissimi (55.258, più di tutte le altre fasi messe insieme, che contano 47.476 cattedre). I problemi qui sono due: è su scala nazionale, quindi comporterà un massiccio esodo, per la massima parte dal sud al nord, e - cosa ancora più importante - non è ancora chiaro cosa farà con precisione l’«organico di potenziamento» a cui sono destinati questi docenti, che al momento ci sembrano relegati a un ruolo di supplenti a vita, senza troppe rassicurazioni sulla possibilità di passare alla cattedra “ordinaria”. È vero, d’altra parte, che parecchi docenti assunti nella fase “C" (entro novembre) potrebbero trovare collocazione nella propria regione o addirittura nella propria provincia, un gran smacco per i colleghi della fase “B”, che, con un punteggio maggiore, sono però costretti a emigrare. Rimane un problema di fondo - devastante in ottica di un sistema di istruzione che si vuole riabilitare: nessuno di noi ha studiato tanto per non avere un’idea precisa del proprio lavoro e per essere destinato a colmare i buchi della scuola (come sempre accade con i precari).

Va detto, infine, che in tutte le fasi, le graduatorie di merito del concorso 2012 hanno sempre la precedenza sulle GaE. Succede allora che, in una regione come la Sicilia, dove agli orali siamo passati praticamente tutti coloro che avevamo superato la prova preselettiva, le graduatorie di merito sono infinite, mentre altrove le hanno già esaurite da tempo (anche perché si è cominciato a immettere di ruolo un anno prima). Il risultato è che, laddove ci saranno posti disponibili per insegnare Lettere in Italia, si troveranno almeno un reduce siciliano a scuola: cassate e cannoli sono assicurati in ogni collegio dei docenti che si rispetti (vuoi vedere che era tutto un piano...?). Un gruppo come quello nato l’anno scorso ormai non dovrebbe più fare riferimento alla Sicilia nel nome, perché dalla seconda metà di agosto moltissimi colleghi, se vorranno entrare di ruolo, saranno costretti ad allontanarsi dalle loro case e dai loro affetti per potere lavorare, tra l’altro con gravissimo (e spesso oggettivamente non sostenibile) danno economico. Senza, bisogna dirlo, un’idea chiara di ciò che succederà a chi resta e a chi va nelle fasi “B” e “C” e in GaE.

Io che non sono nessuno, che non ho nessun merito o nessuna competenza sindacale, solo per aver fondato il gruppo su Facebook, mi trovo ad “ascoltare” ogni giorno le storie di colleghi ai quali quest’emigrazione forzata sta rovinando ben più che la scintillante stagione estiva 2015. Persone che sono destabilizzate da questo ruolo e che, nei prossimi anni, se ora dovessero rinunciare a inviare la domanda con l’ordine di preferenza delle province per prendere servizio, avranno sempre meno possibilità di lavorare, anche come precari, con supplenze da GaE o brevi dei presidi. Persone che, se da una parte c’è la cattedra, sull’altro piatto della bilancia hanno aspetti non meno decisivi nella loro vita: amici, colleghi, progetti personali e culturali che pensavano di poter coniugare e, addirittura, integrare alla perfezione con il loro lavoro. Il lavoro è lavoro, è ovvio ed è normale; è anche comprensibile che si cerchino professori là dove mancano, “invitandoli" a un trasferimento. Ciò che non è normale è che si spacci come enorme possibilità d’impiego per poveri sventurati e dono di questo governo il tentativo di far partire l’anno scolastico 2015/2016 con tutti i professori in aula da settembre e un numero imprecisato di docenti destinati a fare la parte di pezzi di ricambio. Senza contare che, in assenza di una definizione professionale precisa, del loro destino i prossimi governi decideranno liberamente, anche grazie alle deleghe in bianco che si sono assicurate all’esecutivo.

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