Demoni e dei di Bill Condon

[LGBTQI] Essere il mostro, ovvero la dannazione, la memoria infernale dell'altro è quel che capita al bel Clayton Boone (Brendan Fraser): assunto come giardiniere a casa di un ricco e stravagante vecchio, il giovane scopre quasi per caso che il suo datore di lavoro, James Whale (un superlativo Ian McKellen), è il regista di Frankenstein, il famosissimo film del 1931 con Boris Karloff, e poi anche di La moglie di Frankenstein. L'uomo, che vive solo con la governante Hanna (Lynn Redgrave) è omosessuale con un passato burrascoso sul piano dei sentimenti e delle avventure: reduce della prima guerra mondiale, dove aveva perso il compagno David (David Dukes), James è malato per via di un'emorragia cerebrale, ma non può che rimanere colpito dalla prestanza del suo giardiniere: invita così in varie occasioni il ragazzo, fino a proporgli un ritratto. Questo insolito ménage fa scattare la trappola della memoria e della seduzione, ammesso che per James le due cose possano essere distinte. Demoni e dei (1998, tit. or. Gods and Monsters) di Bill Condon (da un romanzo di Christopher Bram) è un film densissimo e drammatico, senza un attimo di pausa, un omaggio al cinema e all'arte, ma anche uno spietato confronto tra esistenze diverse.

Dell'artista James Whale si impara - e in realtà si indaga - ben poco e solo a torto si potrebbe definire Demoni e dei come un film biografico: si consideri inoltre che lo sviluppo dato da Bill Condon (regista e sceneggiatore) al montaggio è comunque cursorio e proprio la profondità che si vuole dare al soggetto disperde la narrazione lineare, sì che dell'uomo alla fine del film si sa ben poco. Conosciamo, sì, il suo sguardo lussurioso nei confronti dei bei ragazzi, la sua cultura raffinata, ma ci sfugge la storia vera e propria, il concatenarsi di eventi e di ragioni che portano James a sedurre Clay e a raccontarsi al ragazzo in questo modo così disorganico e spudorato. James trova nel suo giardiniere un interlocutore perlomeno perplesso, a volte davvero ostile, eppure il vecchio suscita nel giovane un fascino che neanche Clayton, eterosessuale, sa spiegarsi.

Si può, certo, guardare Demoni e dei in attesa che la rete tesa dal seduttore ingabbi la sua preda. Il punto è che la tessitura del film si sfilaccia in diversi punti, sotto diversi aspetti e sembra raccontare ben altro di questo personaggio: il lampeggiare improvviso di immagini dell'amatissimo commilitone-compagno, le trafitture della morte che germoglia dall'esperienza in guerra e pervade le pellicole di Frankenstein per farsi poi amara ironia. James Whale ci viene presentato nella sua discontinuità, nel suo essere disapprovato e amato insieme da tutti (in modo più problematico di quel che accade al meraviglioso Cole Porter di De-Lovely. Non c'è voyeurismo e la scrittura prende le distanze dal suo protagonista, perché Condon non si compiace di sterili provocazioni. Eppure il film, splendido e importante sotto molti aspetti, rischia di fallire proprio nella sua tensione tragica e nell'indugio eccessivo su controstorie che si moltiplicano, rimangono sullo sfondo e tolgono respiro alla visione d'insieme.

Roberto Oddo

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