Jenny Offill, Sembrava una felicità

Sembrava una felicità (2014, tit. or. Dept. of Speculation) è il decimo libro di Jenny Offill. Tradotto da Francesca Novajra e pubblicato dalla casa editrice NNE nel 2015, è il secondo romanzo di un'autrice che si è dedicata soprattutto alla narrativa per l'infanzia. Con Sembrava una felicità ci troviamo di fronte a una storia adulta, a delle scene di un matrimonio che la protagonista non sognava e che comunque immaginava del tutto diverso. Lui e lei vanno a vivere insieme che sembrano una coppia di perfetti innamorati, presto arriva pure una bambina. Ma le vicende di questa famiglia rimbalzano a noi dallo sguardo stralunato della donna, che ha un rigetto per le scelte compiute e, pur amando la figlia, non riesce a saziarsi neanche della sua maternità. Il marito, bello e bravo, compone musica come può, si dà da fare in casa e aiuta, è efficiente; solo nella sua professione ha scarsa fortuna; lei insegna e funge da ghostwriter per un quasi astronauta che vuole firmare un libro impostato malissimo già dall'indice. Niente è al suo posto e il piccolo sembra prevalere sul grande, il frammentario sulla grande forma narrativa di un certo spessore, quasi epica che la protagonista sognava in qualche modo per sé soltanto.

Sembrava una felicità è un libro misterioso e, soprattutto nella prima parte, davvero potente. Scritto in forma aforistica, con brevi capitoli suddivisi a loro volta in paragrafi di poche righe, riporta diverse voci dai libri più disparati, dagli autori più diversi, e costruisce per frammenti questa storia di disillusione. Il romanzo è veloce, in poche frasi suggestive l'autrice riesce a condensare interi periodi e stati d'animo: Jenny Offill ha una strepitosa vocazione poetica e l'atmosfera di Sembrava una felicità è delineata con un'esattezza magistrale dalla sua prosa. Anche il moto centrifugo di quest'insolita narrativa, fatta solo in apparenza di "scarti" più che di perle, contribuisce a conferire un ritmo tutto suo al libro, ai suoi personaggi - non di rado buffi - che entrano ed escono come da un teatrino di marionette e contribuiscono a questa inesausta, onirica speculazione sul tutto. La qualità della scrittura di Jenny Offill è visiva, le scene sono nitide e talvolta impressionanti fotografie e si imprimono nella memoria sullo sfondo sfocato di un cielo molto da romanzo americano, un poco grigio e immobile. Spregiudicata, la voce narrante affonda nella trame e ne emerge con sicurezza, anche quando questa costruzione a "mosaico" perde il suo mordente in alcune pagine.

Fatico, in sostanza, a considerare questo romanzo una novità o una promessa nel genere. In sé, però, la lettura è scorrevole, la prosa di Jenny Offill è a tratti immaginifica e l'impianto di Sembrava una felicità funziona anche nelle prove più spericolate. Sarei solo curioso di vedere questa penna alle prese con altri tipi di scrittura.

Roberto Oddo

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