Fa'afafine di Giuliano Scarpinato

[LGBTQI] Fa'afafine di Giuliano Scarpinato, vincitore del Premio Scenario Infanzia 2014, va in scena nel ridotto del Teatro Biondo di Palermo quasi come ghost track: si propone a un pubblico molto vario per età e cultura più per il passaparola tra gli spettatori che per i cartelloni esposti nel foyer, da cui è invece assente. Peccato perché, da solo, avrebbe meritato di aprire la stagione dello Strehler e far incontrare la città di fronte a quest'incanto. Partiamo dal titolo: nella lingua delle isole Samoa, fa'afafine è un "terzo sesso", ovvero una posizione intermedia tra il maschile e il femminile assunta spontaneamente da alcuni individui e codificata all'interno della società. A questa cultura si rifà Alex (Michele Degirolamo), un ragazzino americano che vive nel suo mondo fantastico di amici immaginari con un loro carattere e una loro storia, ma a scuola viene deriso da Alvin e altri perché "difforme": porta una bambola nello zaino e non è altrettanto bullo. In compenso, nel suo cuore c'è Elliot, un nuovo compagno di classe, sportivo e un po' burbero, al quale Alex si lega, senza nessun pensiero per ciò che significa, attorno a lui, quest'infatuazione. Nascono così i primi problemi con gli insegnanti e la preside, per non parlare del disagio che vivono i suoi genitori.

La reazione al sentimento che prova per Elliot, all'esclusione dalla vita della scuola e al prepotente insorgere della sua personalità con l'adolescenza, amplifica il temperamento fantastico di Alex che si chiude nella sua stanza e non vuole venirne fuori, una mattina in cui fantastica di accogliere Elliot all'aeroporto. Mamma Susan (Gioia Salvatori) e papà Robert (lo stesso Giuliano Scarpinato) intanto sono sulle spine, perché devono recarsi a lavoro, dove li attendono le quotidiane difficoltà e gli ostacoli alla carriera laddove si prospetta una svolta professionale: lei rischia il licenziamento se non si precipita in ufficio, lui invece potrebbe avere un'importante promozione. Anche loro - che compaiono, attraverso un enorme buco della serratura, nel corridoio di un agiato interno domestico borghese e vanno in scena con il ritmo e il linguaggio scenico dell'animazione - vivono in un confine, quasi senza rendersene conto: ma Alex vive il confine, come un equilibrista, raccoglie tutto se stesso e si fa trasportare dall'immaginazione. Sul piano scenico, questo teatro da camera diventa una boîte à surprise, una scatola delle meraviglie, dove tutto è semplice, ma prende forme diverse all'occorrenza e di una fantasia assolutamente contagiosa. Michele Degirolamo si spende con un entusiasmo e una vivacità verissima che riconosco in tanti miei alunni passati e presenti e che ne fanno un'autentica forza: la sua freschezza, la gioia che sa trasmettere e la presenza scenica sono incantevoli, l'attore è del tutto padrone del personaggio e la sua capacità comunicativa mantiene sempre un'elegantissima discrezione.

Al termine dello spettacolo, Scarpinato e Degirolamo affrontano il pubblico e le loro domande, presentandosi con il loro sorriso semplice e onesto di chi affronta senza filtri i nodi e gli spunti di una storia vera adattata per i ragazzini, con coraggio e umiltà. Il regista e l'attore rispondono con linguaggio semplice e onesto ai dubbi e verificano la presa di uno spettacolo che incontra molte scolaresche e ancor più famiglie, destando sempre una grande emozione. A questo spazio ritagliato per il confronto, generosamente offerto dagli artisti come dal Teatro Biondo, è importante e istruttivo partecipare e gli spettatori tornano a casa portando con sé quel che hanno imparato su di sé e sugli altri, attraverso la freschezza degli occhi di una creatura speciale e indimenticabile.

Roberto Oddo


Post più popolari