Ragazzi fuori di Marco Risi

La mattina vado a scuola, ma non c'è più il professore Marco Terzi, è tutto diverso

Non c'è più il nume tutelare e neanche quella paradossale protezione della galera. I protagonisti del film Mery per sempre ora sono non sono più in carcere Malaspina e sono sguinzagliati in giro per Palermo, emarginati come e più di prima. Vivono dellla loro stessa disgrazia, non sanno uscire dalla miseria dei loro scarsi mezzi e non sono intenzionati a farlo, perlomeno non per sentirsi dire che sono in difetto (e chi vorrebbe o potrebbe vivere così?). In un mondo dove dilaga, come segno dei tempi, il darwinismo sociale più cinico, questi giovani continuano la loro vita di prima - e forse la perfezionano.

Ragazzi fuori (1990) parla di un mondo di oltre un quarto di secolo fa e il film non sembra minimamente intenzionato a offrirci un briciolo di speranza, c'è solo resa. Marco Risi ripropone lo stesso cast e mantiene i personaggi sostanzialmente identici, approfondendo la vita privata dove occorre o c'è spazio. Ma il risultato è quello di un film (almeno per una buona metà) dispersivo, non meno bello, ma poco compatto, dove gli incontri sono tra i protagonisti di Mery per sempre sono casuali e quei ragazzi sono solo collettori di storie che vanno ciascuna per conto suo e. se arrivano a sfiorarsi, non vano incontro che a un accrescersi della rovina. C'è un senso di palese perdita, come le vite raccontate qui, una resa dei conti nel mondo che li vorrebbe rigettati - reietti - in periferie sporche e sconnesse o in prigioni, lontani dalla vista della gente.

Dà un senso di sconforto, Ragazzi fuori: è avvilente questa libertà avvertita come qualcosa di superfluo e accidentale. Non sono neanche sicuro che fosse un sequel necessario, ma non c'è dubbio che è uno spaccato di vita che lascia il segno e riporta lo spettatore a una dura realtà di ragazzi - ed ex ragazzi - che abbiamo perso.

Roberto Oddo

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